"Lo abbiamo preso": catturato il bulldozer dell'Isis

Non è escluso che si possa essere trattato di un raid avvenuto di concerto con i reparti speciali russi. Nelle prossime ore, potrebbe essere interrogato dagli specnaz del GRU

"Lo abbiamo preso": catturato il bulldozer dell'Isis

“Abbiamo preso il bulldozer”. Con questa frase, l’esercito siriano ha comunicato tramite i canali ufficiali la cattura dello spietato carnefice dello Stato islamico su cui pendeva una sentenza di morte dei reparti speciali russi ed occidentali. L’estremista, soprannominato il maiale dagli occidentali per via del suo peso, è stato esposto a torso nudo a bordo di un camion prima di essere trasferito in una località segreta. Non si conoscono i dettagli della sua cattura. Non è escluso che si possa essere trattato di un raid mirato avvenuto di concerto con i reparti speciali russi: questi ultimi, potrebbero aver lasciato il merito all’esercito regolare siriano. Le informazioni sul bulldozer sono sempre state molto scarse: sovrappeso, spietato, carnefice sanguinario specializzato nel torturare i bambini. Forse di origine curda. Il bulldozer ha decapitato uomini e reciso arti di numerosi bambini: questa la punizione per chi non si consacrava allo Stato islamico. La priorità per l’eliminazione di questo bersaglio è sempre stata altissima. Occidentali e russi, infatti, temevano che questa nuova figura potesse superare per popolarità anche il Boia, l’inglese Mohammed Emwazi, jihadista borghese di 27 anni, eliminato il 12 novembre scorso, nei pressi del tribunale islamico della città di Raqqa. Jihadi John, era stato ribattezzato dalla SAS inglese come Dead Man Walking (Morto che cammina). La prima foto del bulldozer, scattata con un cellulare, risale allo scorso ottobre quando recise con una mannaia, durante un'esecuzione pubblica, la mano ed un piede di un ragazzo di 14 anni che si era rifiutato di entrare a fare parte del califfato. Il quattordicenne era stato catturato nei pressi di Deir Ezzor, in Siria e rinchiuso a Mosul, nel nord dell’Iraq. Secondo la ricostruzione dei prigionieri scampati alla morte, a chi veniva catturato era offerta una possibilità: combattere per l’Isis o affrontare il bulldozer. L’Isis costringe anche i bambini a guardare le esecuzioni ed incita i giovani ad effettuarle materialmente. Nel califfato era comunque una sorta di celebrità. Proprio da Fallujah provenivano le storie più fantasiose sul bulldozer, come la sua mitragliatrice Browning M2 calibro ’50, pesante circa 40 kg senza munizioni (solitamente installata sui pick-up) portata senza il minimo sforzo o che per sollevare la sua mannaia sarebbero stati necessari tre. La sua crescente popolarità lo poneva tra gli obiettivi ad altissima priorità nella kill list dei reparti speciali occidentali e russi. L’ultima sua apparizione poche settimane fa, in una zona remota nel deserto dello Yemen, mentre trucidava alcuni soldati yemeniti. Potrebbero essere state le sue ultime esecuzioni. La presenza del bulldozer in un nuovo video di propaganda realizzato al di fuori dei confini siriani ed iracheni del califfato, confermava il suo ruolo crescente ruolo all’interno dell’organizzazione. Ciò potrebbe aver accelerato le operazioni volte alla sua cattura. Nelle prossime ore, il bulldozer potrebbe ritrovarsi davanti gli specnaz del GRU.

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