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Isis, Renzi frena sull'intervento in Libia: "Guerra è una parola seria"

Renzi teme un ulteriore crollo nei sondaggi: "No a forzature, serve buon senso". Ma la diplomazia si muove per convincerlo a impegnarsi a intervenire. Dopo gli Stati Uniti, in pressing anche l'Inghilterra

Isis, Renzi frena sull'intervento in Libia: "Guerra è una parola seria"

Matteo Renzi è furioso per ricostruzioni di stampa nelle quali viene pianificato nei minimi dettagli l'intervento militare italiano in Libia. "Irresponsabili accelerazioni", tagliano corto fonti di Palazzo Chigi che sottolineano il silenzio e la "grande cautela" del premier. Eppure, dopo il pressing dell'ambasciatore americano John R. Phillips, anche l'Inghilterra si mette a marcare stretto Renzi. "L'Italia può autorevolmente giocare un ruolo di coordinamento e di guida della missione", afferma a Qn l'ambasciatore britannico Christopher Prentice. Ma da Renzi, ancora una volta, arriva una netta frenata: "La guerra è una parola drammaticamente seria per essere evocata con facilità".

L'unica priorità del governo in questo momento è diplomatica per garantire la formazione di un nuovo governo. Certo, la previsione dell'ambasciatore americano a Roma John R. Phillips di un impiego di "fino a 5mila militari" italiani dà il senso delle aspettative internazionali sul ruolo guida dell'Italia. Il parlamento di Tobruk non riesce, infatti, a dare la fiducia al governo Serraj e Tripoli appare ormai fuori da questo processo di pace. "È un processo complesso, ma i segnali positivi ci sono - dice Prentice - recentemente la maggioranza dei membri del parlamento di Tobruk ha firmato un documento a supporto del governo Serraj e questo supporto ora va formalizzato il prima possibile". L'ambasciatore britannico assicura che anche la Gran Bretagna è d'accordo nell'assegnare all'Italia il ruolo guida nella missione: "Anche molti altri governi impegnati in una positiva soluzione della crisi libica sono assolutamente convinti che l'Italia può autorevolmente giocare un ruolo di coordinamento e di guida della missione, nella quale la Gran Bretagna è pronta fare la propria parte sia sul piano del supporto alla governance, sia degli aiuti, sia dell'indispensabile contributo alla sicurezza".

La vicenda degli ostaggi italiani dimostra come la Libia sia nel caos. E nel governo avvalora la tesi che vadano evitati salti nel buio e fughe in avanti. "Questo non è il tempo - dice Renzi - delle forzature, ma del buon senso e dell'equilibrio". D'altra parte, come attesta anche l'ultimo sondaggio Ixè, in esclusiva per Agorà, l'81% degli italiani è contrario ad un intervento militare. Davanti ad un'opinione pubblica spaventata e impaurita dai rischi di attentati terroristici, Renzi chiede a tutti "un grande senso di responsabilità come si addice ad un grande paese come l'Italia". E comunque un eventuale "impegno italiano" in Libia, ci tiene a sottolineare il premier, potrebbe avvenire solo "sulla base della richiesta di un governo legittimato" della Libia. E "comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari".

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