In Angola l'omosessualità ​non sarà più un reato

Con l'introduzione del nuovo codice penale il governo dell'Angola ha ufficialmente legalizzato l'omosessualità, oltre ad emanare leggi contro ogni tipo di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Un grande passo per i diritti Lgbt nel continente africano

In Angola l'omosessualità ​non sarà più un reato

Seppur lentamente e a piccoli passi, anche l'Africa in questi ultimi anni sta prendendo coscienza delle pessime condizioni di vita riservate alle persone Lgbt, spesso perseguitate dalle leggi locali che le vedono come una minaccia alla moralità comune. Da oggi però non sarà più così in Angola, dove mercoledì scorso è stata abrogata dal parlamento la discussa norma che vietava l'omosessualità, definita in quel contesto come "vizio contro natura". Come scrive infatti Graeme Reid, direttore del programma per i diritti delle perone Lgbt promosso dall'Ong Human Rights Watch, il governo angolano ha anche approvato una legge che proibisce qualsiasi tipo di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, punendo i colpevoli con pene fino a due anni di prigione ed estendendo così la precedente legge del 2015 che si limitava a proibire le discriminazioni commesse sul luogo di lavoro.

L'introduzione di questa nuova normativa arriva grazie all'adozione, da parte del paese, del nuovo codice penale, che va a sostituire quello precedente risalente all'epoca della colonizzazione portoghese e mai aggiornato da quando l'Angola ottenne l'indipendenza nel 1975. Le leggi coloniali che vietavano i rapporti tra persone dello stesso sesso hanno infatti largamente contribuito, nel corso degli anni, a consolidare il clima di impunità che consentiva allo stato di non intervenire in merito alle quotidiane discriminazioni subite dalle persone Lgbt, specie in ambienti scolastici e sanitari.

Un primo passo in avanti verso la legalizzazione dell'omosessualità era tuttavia già stato fatto lo scorso anno, quando venne riconosciuto lo status giuridico all'associazione per i diritti Lgbt Iris Angola, che all'epoca definì la decisione un momento storico per la difesa delle minoranze sessuali in Angola. Una situazione praticamente opposta a quella avvenuta invece nell'altra grande ex colonia portoghese, il Mozambico, dove malgrado l'omosessualità sia stata depenalizzata nel 2015 non è ancora stata riconosciuta la piena legalità alla più grande organizzazione Lgbt del paese, Lambda, lasciandola così in un pericoloso limbo giuridico in cui può di fatto operare ma senza alcuna tutela normativa.

Nonostante il passo avanti compiuto dall'Angola, l'omosessualità rimane ancora illegale in 33 dei 54 stati che compongono il continente africano, per un totale di 69 paesi nel mondo dove essa viene punita con condanne che in alcuni casi arrivano anche all'ergastolo o alla pena di morte. Tra i paesi che negli ultimi anni hanno legalizzato l'omosessualità vi sono ad esempio Capo Verde (2004), Sao Tome e Principe (2012), il Lesotho (2012) e le Isole Seychelle (2016). Un caso particolare è invece quello dell'India, che nel 2018 ha legalizzato l'omosessualità tramite una sentenza della Corte Suprema e non attraverso l'intervento legislativo del parlamento.

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