"Gli armeni rischiano di scomparire dal Medio Oriente"

Nel centenario del genocidio degli armeni, il Giornale.it ha intervistato Hayk Demoyan, direttore del Museo del Genocidio Armeno a Yerevan, in Armenia

"Gli armeni rischiano di scomparire dal Medio Oriente"

Quest'anno ricorre il centenario del genocidio degli armeni in Anatolia e nell'ex Armenia storica perpetrato dai vertici dell'Impero Ottomano negli ultimi anni della sua storia. Il giornale ha intervistato Hayk Demoyan, direttore del Museo del Genocidio Armeno a Yerevan, in Armenia.

Qual'è la priorità del museo?
La memoria e il riconoscimento del genocidio armeno che ancora oggi non viene riconosciuto dai turchi che lo hanno perpetuato.

Quali paesi islamici riconoscono il genocidio?

Il Libano, la Siria prima della guerra, l'Egitto. Il Cairo per esempio lo ha riconosciuto in parte per motivi politici visti i suoi ultimi contrasti con la Turchia. Il governo iraniano non lo ha formalmente riconosciuto, ma la comunità armena iraniana è libera di parlarne.

Girate documentari o inserite nel sito web del museo materiale in arabo o turco?

Il nostro sito è anche in turco e il mio libro “Sport and Physical Gymnastics in the Ottoman Empire” verrà tradotto in turco perché è più facile spiegare ai giovani il genocidio parlando di sport, argomento che appassiona i ragazzi di tutto il mondo.

Ci sono musulmani che vengono a visitare il museo per capire la storia degli armeni e del genocidio?

Certamente, molti iraniani e turchi visitano il museo ogni anno. È invece quasi impossibile trovare documenti sul genocidio negli archivi turchi perché furono distrutti dal governo di Attaturk, ma singolarmente molti studiosi sono curiosi di aprire un dialogo con noi.

State facendo qualcosa per salvare il patrimonio armeno in Turchia?

É il governo turco che dovrebbe farlo, peccato che non solo non lo faccia, ma anzi tenti di far sparire ogni traccia dell'esistenza degli armeni distruggendo cimiteri, chiese e altro.

Quanti sono gli armeni che vivono ancora in Turchia?

Dei circa due milioni che vi vivevano ne sono rimasti approssimativamente 60mila. Hanno però paura, quindi non possono far nulla per salvare il patrimonio culturale armeno nel paese e molti se ne stanno andando via. Sono sempre sotto pressione perché considerati potenziali traditori.

Dopo il genocidio negli ultimi anni dell'Impero Ottomano, molti armeni sono stati accolti dai nascenti paesi arabi. Visto le sanguinose guerre civili scoppiate in molti paesi arabi, gli armeni rischiano di scomparire da tutto il Medio Oriente?

La situazione è molto preoccupante. L'Europa per qualche motivo preferisce guardare senza intervenire. Sembra una situazione simile a quello che accadde a Smirne nel 21, quando a parte gli italiani e qualche americano nessuno mosse un dito mentre si uccidevano i greci e gli armeni e si bruciava la città. Il vecchio continente preferì essere spettatore, come fosse in un teatro, della fine della cristianità in Asia Minore. Il mio non è un appello alle crociate, ma a fare qualcosa per fermare questa nuova atrocità.

Ci sono ancora molti armeni in Siria?

Sì, un numero considerevole è andato via, ma ne sono rimasti ancora moltissimi. Gli armeni del paese non possono che essere con Bashar al Assad che li difende, mentre l'Isis li uccide e schiavizza le donne. Sono scappati soprattutto gli armeni che vivevano nelle zone contese o in quelle controllate dall'Isis. Moltissimi si rifugiano in Armenia.

Come definirebbe i rapporti con i musulmani?

Per secoli abbiamo vissuto in pace con i musulmani, anche se eravamo comunque sottoposti alle regole della sharia che ci proteggeva ma come sudditi di serie b. Gli armeni erano comunque molto rispettati perché ottimi artigiani, medici e sportivi. In Iran questa relazione non si è mai incrinata, cosi come nel mondo arabo fino allo scoppio delle ultime guerre. Solo con il mondo turcofono il rapporto si è rotto bruscamente dopo il genocidio armeno perpetrato dagli ottomani e dai giovani turchi.

Avete una strategia per parlare con i giovani musulmani nati negli ultimi anni?

Facciamo di tutto per non raccontare il genocidio degli armeni come una guerra religiosa, non fu l'Islam a perpetrarlo, ma i giovani turchi laici. Abbiamo molte comunità armene che vivono in paesi arabi e in Iran, quindi è un tema molto delicato e ci adoperiamo per far capire che non c'è un conflitto tra armeni e musulmani, ma con i turchi nazionalisti. Organizziamo corsi qui al museo proprio per spiegare questo.

Come salvare la memoria del mondo armeno che è scomparso in Turchia?

Dobbiamo salvare tutta la memoria salvabile e sapere aspettare, non per perpetrare una vendetta, ma per ristabilire la giustizia storica. Penso che un buon esempio da seguire sia quello portato avanti dalla comunità ebraica per la riconquista della memoria sull'olocausto.

Che attività svolge il museo?

Come museo esistiamo da 20 anni, proprio ultimamente, per i cent'anni dal genocidio, abbiamo rinnovato il percorso della mostra inserendo molti elementi tecnologici. Siamo l'unico museo del genocidio armeno e quindi moltissime persone, provenienti da tutto il mondo, sia dalle comunità armena, che studiosi, ci chiedono informazioni e documenti. Noi facciamo tutto il possibile per soddisfare le loro richieste. Abbiamo fatto anche molti accordi con musei internazionali compresi molti musei sull'olocausto per scambiare i materiali presenti negli archivi. Inoltre moltissimi studiosi vengono qui per studiare la storia del genocidio armeno.

Lavorate con i media?

Lavoriamo con i media, il nostro sito internet è il più grande esistente sul genocidio. Facciamo anche conferenze, siamo molto attivi anche su Facebook e Twitter. Il sito è in armeno, inglese, francese, russo e turco.

Organizzate anche mostre all'estero?

Certamente, in questo momento abbiamo quattro mostre. La più importante è a Parigi, poi ve ne sono una a Mosca, una a Praga e una ad Atene. Stiamo pensando di organizzarne presto anche una in Italia. Siamo molto interessati a riscoprire il movimento filo armeno in Italia nei primi cinquant'anni del 900 che ha promosso e scritto molto materiale che vorremmo archiviare. Sono stati scritti romanzi articoli e molto altro.

Il genocidio ha cambiato l'identità del popolo armeno?

Ha lasciato profonde ferite ed è diventato parte della nostra identità, ma non lo metterei tra le prime caratteristiche che ci contraddistinguono perché l'Armenia ha una storia antichissima. Esistono poi diverse identità armene, per esempio quella della madre patria o quelle delle diaspore.

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