Al Baghdadi ordina l'infibulazione di tutte le donne. Ma è un falso

Mutilazioni genitali per tutte le donne del califfato. L’ordine sarebbe arrivato dal leader dei jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Ma era solo una bufala

Abu Bakr Al Baghdadi, in una rara immagine che lo ritrae in moschea a Mosul
Abu Bakr Al Baghdadi, in una rara immagine che lo ritrae in moschea a Mosul

Sgomento, rabbia e incredulità appena è uscita la notizia che "l'Isil ordina l'infibulazione per tutte le donne". L'Isil (o Isis) è lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, autoproclamatosi il 29 giugno 2014, con a capo Abu Bakr al-Baghdadi. Il folle ordine sarebbe arrivato direttamente dal leader dei jihadisti contro le ragazze dello Stato islamico, che si estende da Aleppo in Siria a Mosul in Iraq. Ma il documento, che ha suscitato reazioni di sdegno in tutto il mondo, presenta molte incongruenze: a partire dalla data, dal logo del gruppo, per arrivare alle fonti usate per legittimare in senso "islamico" la presunta decisione del Califfo. Quest’ultimo tra l'altro non viene inoltre citato, come solitamente avviene, con tutto il nome di origine, patronimico, appartenenza tribale, ma solo col suo nome acquisito di battaglia. E c'è un'altra incongruenza macroscopica: Baghdadi si è autoproclamato "Califfo" e "principe dei credenti" tre settimane fa. Ma il "decreto", datato 21 luglio 2013, cita Baghdadi come "nostro signore principe dei credenti" e "califfo". La smentita, dunque, arriva dalle date. Il testo presentava anche numerosi errori tipografici, citando fonti diverse da quelle solitamente utilizzate per sostenere la validità della tradizione profetica. Insomma, una bufala bella e buona.

Il problema dell'infibulazione però è reale. Nel mondo più di 125 milioni di bambine e donne, secondo i dati Unicef, sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili. Una donna su cinque cha hanno subito queste mutilazioni, vive in Egitto. Nei prossimi dieci anni 30 milioni di bambine rischiano ancora di subire questa pratica. Anche Somalia, Guinea, Gibuti registrano una alta prevalenza di mutilazioni con più di 9 donne e bambine su 10 tra i 15-49 anni sottoposte. Purtroppo non vi è stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

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