Il Califfato può essere spazzato via da raid aerei

Per Ledeen l’Isis potrebbe avere i giorni contati ma Obama tentenna. Il Grande Kurdistan rischia di far esplodere il mosaico turco e l’Iran

Il Califfato può essere spazzato via da raid aerei

Il riaccendersi del conflitto tra Hamas e Israele, ha posto in ombra l’avanzata in Iraq e Siria dei miliziani jihadisti dell’ISIS che hanno, nelle scorse settimane, proclamato la rinascita del Califfato. Operazione dalla forte valenza simbolica, visto che l’ISIS sta operando proprio fra Iraq e Siria, ovvero tra le due capitali storiche dell’antico Califfato, Damasco e Baghdad. E di questo atto simbolico i jihadisti stanno facendo potente strumento di propaganda con un sapiente uso dei media, con il fine di suggestionare tutto il mondo arabo sunnita, assumendo così una sorta di ruolo guida dei movimenti integralisti e jihadisti che operano dal Medio Oriente sino al Maghreb, ed anche nella cintura dei paesi sub-sahariani, sostituendosi alla vecchia rete di Al Qaeda Una concreta minaccia per gli equilibri, già alquanto precari, di tutta quest’area. Tuttavia la forza militare dell’ISIS non va sopravvalutata.

“Oh l’ISIS... – ci ha detto Michael Ledeen, già consigliere di Reagan e Bush padre – quanti sono questi miliziani jihadisti? Secondo le informazioni in nostro possesso 10, al massimo 15 mila... Quindi, dal punto di vista militare non rappresentano una vera minaccia. Basterebbe lasciarli avanzare ancora un po’, al massimo sino a Baghdad, e costringerli a concentrarsi per un’offensiva, inviando truppe NATO e statunitensi. E poi una volta che si sono concentrati, distruggerli con una serie di raid aerei. E del Califfato autoproclamato non resterebbe più niente...”.

Tutto facile, allora...
“No, perché, come le dicevo, il problema non è militare, ma politico. E qui manca la volontà politica di risolver la questione. Anche perché Obama non vuole fare nulla per contrastare decisamente i jihadisti. Soprattutto non vuole contraddirsi e correggere l’errore compiuto con il ritiro dall’Iraq inviando nuove truppe... come sarebbe necessario fare. Senza truppe di fanteria che li appoggino, i raid aerei non servono a nulla”.

Però l’ISIS sembra avere sbaragliato più volte l’esercito regolare irakeno...
“E quale novità sarebbe? Il livello di combattività dell’esercito irakeno è da sempre molto basso. E non è appunto una novità che fallisca e fugga girando le spalle al nemico. Ha fallito contro gli iraniani, quando sembrava avere tutto a suo favore. Nella prima Guerra del Golfo, “Desert Storm” ha spazzato via gli irakeni in poche ore. Quanto all’ultima volta, l’esercito si è sbandato ed arreso in pochi giorni. Con l’eccezione solo di pochi reparti della Guardia Repubblicana...”.

Ci sono, però, i curdi...
“È vero. I curdi in Iraq rappresentano l’unica vera forza organizzata capace di opporsi alle milizie dell’ISIS. I loro peshmerga sono molto combattivi ed hanno ripreso Kirkuk; anche in Siria i curdi stanno ottenendo notevoli successi sia contro l’esercito di Assad, sia contro i jihadisti. E sono molto vicini a realizzare il sogno antico di un Grande Kurdistan. Il che metterebbe in ridiscussione tutti i confini e gli equilibri della regione”.

Un problema per Teheran...
“Dipende. Sicuramente un problema per il regime degli ayatollah. Ma se la situazione interna iraniana evolvesse verso forme di governo diciamo... più liberali, il colpo per Teheran sarebbe relativamente ammortizzabile. Non così per Ankara”.

Perché?
“Le province a maggioranza curda oggi parte della Turchia sono vaste, e la perdita territoriale, in caso di nascita del Kurdistan, sarebbe gravosa per i turchi molto più che per gli iraniani. E poi i curdi sono molti milioni in Turchia, diffusi un po’ in tutto il paese. Per lo più convivono tranquillamente con i turchi, ma il conflitto per il Kurdistan potrebbe innescare una mina tale da far esplodere il delicato, e fragile, mosaico turco. E gli accordi, recenti, di Erdogan con il PKK di Ocalan non bastano a disinnescare questa minaccia”.

Se la Turchia implodesse questo avrebbe un effetto devastante su tutto lo scacchiere mediterraneo. Ed anche sulla NATO...
“Questo renderebbe urgente che i paesi europei si assumessero di più le loro responsabilità. Soprattutto a fronte del crescente disimpegno di Washington. Ma non hanno una politica estera comune. E, soprattutto, non vogliono spendere per le Forze Armate”.

Torniamo all’Iran. Obama sembra avere riaperto un dialogo con Teheran...
“Il dialogo fra Washington e Teheran non si è mai interrotto dopo la Rivoluzione di Khomeini nel ’79. Io stesso, nei primi anni ‘80, fui mandato da Reagan ad incontrare degli emissari dell’allora premier khomeinista. I canali diplomatici sono sempre rimasti aperti. Ciò non toglie che l’Iran rappresenti una minaccia seria”.

Molti vedono nel Presidente Rohani una svolta moderata...
“Vedono male, accecati da illusioni. Rohani non è un moderato o un liberale, anzi. Con lui, in Iran, le libertà ed i diritti civili stanno venendo conculcati molto peggio che negli anni di Ahmadinejad”.

Andrea Marcigliano
*Senior fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”
www.NododiGordio.org