Chi è Alex Saab, il fedelissimo di Maduro che ha guadagnato milioni dagli aiuti ai poveri

Secondo gli Usa Alex Saab, l'imprenditore colombiano al centro di un'inchiesta per riciclaggio della procura di Roma, avrebbe costruito un impero speculando sugli aiuti alimentari ai venenzuelani con la complicità di Nicolas Maduro

Chi è Alex Saab, il fedelissimo di Maduro che ha guadagnato milioni dagli aiuti ai poveri

La ragnatela internazionale di Alex Nain Saab Moran arriva fino a Roma. Sulle tracce di questo imprenditore 48enne colombiano, accusato di essersi arricchito con gli aiuti alimentari diretti alla popolazione del Venezuela, c’è la polizia di mezzo mondo, compresa quella degli Stati Uniti.

Il dipartimento del Tesoro americano lo accusa di aver distratto centinaia di milioni di dollari di soldi pubblici per conto del regime di Nicolas Maduro. Al centro dell’impero finanziario costruito da Saab Moran ci sono i Clap, i Comitati Locali per la fornitura e produzione, istituiti nel 2016 dal presidente venezuelano per far fronte all’emergenza alimentare nel Paese, da anni sotto scacco delle sanzioni internazionali e sull’orlo della carestia. Pacchi che contengono al loro interno prodotti essenziali, come latte, riso, pasta, tonno o fagioli, che vengono ordinati dalle amministrazioni locali per essere distribuiti alla popolazione.

Secondo il governo americano l’imprenditore di origini libanesi avrebbe distribuito tangenti e mazzette per assicurarsi la gestione dell’operazione, prendendo in mano l’intera gestione del programma. Saab e i suoi soci, ricostruisce Bloomberg, importavano le razioni alimentari destinate ai poveri, spesso di bassa qualità, dal Messico e dalla Turchia a prezzi stracciati e li vendevano a cifre maggiorate del 100%. La rete di società fantasma di Alex Saab si occupavano di comprare, assemblare e importare il cibo in Venezuela con percentuali di guadagno altissime, continuando ad oliare la macchina degli ufficiali governativi per mantenere l’accesso ai contratti.

In questo modo Saab avrebbe accumulato un capitale di oltre 350 milioni di euro, fatti sparire su conti offshore o investiti all’estero attraverso decine di società. Ed è qui che entra in gioco l’Italia. L’appartamento al quarto piano di via Condotti 10, intestato alla moglie di Saab, Camilla Fabri, una bella ragazza romana nullatenente per il fisco, sarebbe stato acquistato con 4,9 milioni di euro messi sul piatto da una società inglese che fa capo a Lorenzo Antonelli, 26enne amico della Fabri, legato al giro dell'affarista colombiano. La procura di Roma non ha dubbi: si tratterebbe di riciclaggio di denaro.

Alex Saab, i suoi due fratelli, il suo socio Alvaro Pulido e il figlio David Enrique Rubio Gonzalez, sono stati inseriti da Washington lo scorso settembre nella lista delle persone pericolose per la sicurezza degli Stati Uniti, assieme alla rete di 26 società con sede a Panama e in Colombia che fanno capo al gruppo. Tra queste c’è anche una Srl che opera in territorio italiano, la Gruppo Domano. L’accusa che il segretario del Tesoro americano Steven Mnuchin rivolge ad Alex Saab è quella di aver messo in piedi, con la complicità di Maduro, “una rete di corruzione su larga scala per sfruttare senza pietà la popolazione venezuelana ridotta alla fame”.

Non solo. Secondo il governo di Washington i pacchi alimentari sarebbero stati usati dal regime come arma di controllo sociale, “per ricompensare i fedelissimi e punire gli oppositori politici”. “Tutto – ricorda Mnuchin – mettendosi in tasca nel frattempo milioni di dollari”. Ora ad indagare sulle attività illecite di uno degli imprenditori più potenti del Sud America c’è anche la procura di Roma. I reati che gli vengono contestati vanno dal riciclaggio alla corruzione, fino alla truffa e al traffico illegale d’oro.

Nel 2018, infatti, quando le riserve di valuta estera del Venezuela sono arrivate al minimo storico, Saab portò avanti i suoi affari continuando a importare cibo dalla Turchia in cambio dell’oro di Caracas.

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