Choc in Arabia Saudita: 81 esecuzioni in un solo giorno

Secondo il governo di Riad i condannati a morte hanno avuto un "equo processo" ed erano legati ad organizzazioni terroristiche come Isis e Al Qaeda

Choc in Arabia Saudita: 81 esecuzioni in un solo giorno

Se non ci fosse la guerra alle porte d’Europa, le notizie che arrivano in queste ore dall’Arabia Saudita avrebbero suscitato un’ondata di indignazione. E invece l’annuncio delle esecuzioni di massa avvenute sabato a Riad e in altre città del regno di Mohammed Bin Salman è passato quasi sotto traccia. Qualcuno ipotizza addirittura che la decisione di mettere a morte 81 presunti terroristi proprio mentre l’Occidente è impegnato a fronteggiare una delle crisi più gravi dalla fine della Guerra Fredda non sia affatto casuale.

Insomma, secondo i maligni ora che con l’embargo di Stati Uniti e Gran Bretagna al petrolio russo il greggio che arriva da Riad è diventato fondamentale per regolare il mercato, la monarchia saudita tiene il coltello dalla parte del manico. Letteralmente. Così andrebbe interpretato anche il rifiuto del principe ereditario di parlare al telefono con Joe Biden. Il presidente americano lo aveva cercato nei giorni scorsi per discutere un aumento della produzione di idrocarburi per calmierare i prezzi sul mercato. Ma tra i due non corre buon sangue.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali Biden aveva promesso di voler rendere la monarchia di Bin Salman, considerato da Washington il mandante dell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, un "paria" a livello internazionale. Oggi il principe si sta prendendo la sua rivincita. Difficile pure, osserva anche il Corriere della Sera, che il premier britannico Boris Johnson, atteso la settimana prossima a Riad per discutere la stessa questione, faccia cenno al tema della pena di morte in vigore nel Paese.

Il metodo più usato per eseguire le pene capitali a quelle latitudini, secondo le principali Ong che si occupano di diritti umani, è la decapitazione. Le teste tagliate, quindi, potrebbero essere state 81. Anche se il ministero dell’Interno saudita, che ha dato notizia delle esecuzioni, ha preferito non specificare come siano stati eliminati i condannati a morte. Quello che si sa è che la maggior parte di loro erano cittadini sauditi legati all’Isis e ad Al Qaeda, ma anche yemeniti sostenitori dei ribelli sciiti Houthi.

Le condanne, fanno sapere dal governo di Riad, sono state tutte emesse per la partecipazione ad attentati terroristici, operazioni di contrabbando di armi e stupefacenti e finanziamenti di attività illecite. I processi, secondo quanto riferiscono i media locali, si sono svolti sotto la supervisione di 13 giudici e in tre diverse fasi. Insomma, non si è trattato di decisioni prese a cuor leggero, ci tengono a specificare a Riad. E le uccisioni rientrano nella lotta della monarchia contro il radicalismo.

Ma il numero delle persone andate al patibolo è impressionante: più alto del totale delle esecuzioni del 2021 e quasi la metà di quelle uccise nel 2019, quando il numero delle condanne a morte eseguite toccò livelli record, con 184 giustiziati.

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