Così la Cina sviluppa e distribuisce con equità il vaccino anti Covid

"Chi cammina da solo va più veloce ma chi cammina in campagna arriva più lontano", recita la saggezza popolare cinese. La Cina e la distribuzione del suo vaccino

"Nella battaglia contro l’epidemia serve la collaborazione di tutti gli attori globali, ma deve essere più stretta e di livello più alto rispetto ad oggi. Non sono solo belle parole, al contrario, occorre metterle in pratica con serietà e duratura perseveranza". E’ questo l’appello deciso lanciato dal virologo della Chinese Academy of Engineering Zhong Nanshan, durante la terza edizione del World Laureates Forum, lo scorso novembre. Un proverbio cinese recita: "Chi cammina da solo va più veloce, ma chi cammina in compagnia arriva più lontano".

L'importanza della cooperazione

La cooperazione nella lotta contro il Covid-19 è una questione che l’umanità intera è chiamata ad affrontare e la posizione della Cina, espressa pubblicamente, è perchè si eliminino gli ostacoli alla collaborazione, siano condivisi i risultati delle ricerche e si promuova una distribuzione equa dei vaccini a livello globale, cosicché ogni paese agisca insieme agli altri, con sufficiente lungimiranza e intelligenza, per vincere la battaglia contro il virus, a vantaggio di tutti. Oggi la Cina sta accelerando le ricerche per lo sviluppo del vaccino. Alcuni vaccini prodotti dalla Cina sono ai primi posti internazionalmente e il Paese possiede inoltre un’adeguata capacità produttiva. A novembre già 13 tipi di vaccini cinesi erano entrati nella fase dei test clinici, 5 dei quali nella fase III e al momento la sperimentazione procede senza particolari complicazioni. Dei 5 vaccini in fase III, quello sviluppato dalla società Cnbg (una controllata di Sinopharm) è attualmente nella terza fase di sperimentazione clinica in paesi come Arabia Saudita, Egitto e Argentina, senza intoppi. Finora sono oltre 50 mila i volontari, di 125 diverse nazionalità, a cui è stato inoculato il vaccino; in Cina le persone su cui è stato testato sono circa 60 mila, finora senza nessuno grave effetto collaterale.

I vaccini cinesi

Il livello d’avanguardia e sicurezza dei vaccini cinesi è apprezzato fuori da confini. Ne ha riferito Il Washington Post, ricordando che la metà dei 9 vaccini sviluppati nel mondo ed entrati già nella terza fase della sperimentazione clinica sono cinesi. Di recente la prestigiosa rivista di medicina The Lancet ha definito un vaccino cinese anti-Covid sicuro e capace di indurre una risposta anticorpale nei volontari che si sono sottoposti al test. Inoltre, durante la fase di prevenzione e controllo dell’epidemia, la Cina ha promosso la condivisione dei dati e delle informazioni scientifiche, oltre ad aver costituito una piattaforma digitale di servizi scientifici messa a disposizione di tutti i paesi del mondo, così fornendo una serie di fondamentali servizi agli utenti di 175 Paesi (i dati, raccolti sulla piattaforma, fino a novembre erano stati scaricati 160 milioni di volte). Ora, la domanda è: dopo che un vaccino sicuro contro il Covid-19 sarà prodotto, come si potrà garantirne una distribuzione equa? In che modo condivire i risultati scientifici anche con i Paesi più arretrati? Quali misure bisognerà adottare per evitare eventuali problemi politici creati dalla distribuzione dei vaccini? La posizione cinese ha fin avuto da subito una chiara espressione, tale che già il 18 maggio alla 73esima Assemblea dell’OMS lo stesso presidente cinese Xi Jinping ha ribadito che appena la Cina avrà completato la ricerca sui vaccini e li avrà messi a disposizione della popolazione, li considererà dei “prodotti pubblici globali”, dando un contribuito al perchè siano disponibili e accessibili anche nei paesi in via di sviluppo. L’8 ottobre la Cina ha sottoscritto l’intesa con il Global Alliance for Vaccines and Immunisation (Gavi), aderendo ufficialmente al progetto Covax (Covid-19 Vaccines Global Access Facility). Il Covax - progetto lanciato e attuato dal Gavi (Global Alliance for Vaccines and Immunisation), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) – pone infatti tra i suoi obiettivi la condivisione delle risorse a livello globale, la velocizzazione del processo di ricerca, sviluppo e produzione del vaccino e, non meno importante, la sua equa distribuzione, prevedendo di fornire a tutto il mondo entro il 2021 almeno 2 miliardi di dosi sicure ed efficaci. Tra i 9 vaccini candidati del Covax, due sono cinesi. Covax è pensato "per garantire la fornitura del vaccino a un certo numero di persone in ogni Paese, non a tutte le persone di un numero ristretto di Paesi", ha affermato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Dal sito ufficiale dell’Oms si vede che al 19 ottobre risultano aderenti al Covax 184 Paesi (compresi Regno Unito, Canada e Giappone), offrendo così copertura a circa due terzi della popolazione mondiale. I Paesi aderenti sono suddivisi nelle due categorie di “economie che partecipano a proprie spese“ ed “economie beneficiarie di aiuti finanziari”. I Paesi del primo gruppo, inclusa la Cina, sono impegnati ad acquistare vaccini per un certo numero di propri cittadini, pagandone il costo anticipatamente; al contrario non hanno questo obbligo i paesi beneficiari degli aiuti, che godranno invece anche dei sussidi messi a disposizione dal progetto.

Il ruolo della Cina

L’adesione della Cina ha ovviamente accresciuto la forza globale di Covax e ampliato la copertura della ricerca e dello sviluppo di un vaccino, promuovendone con misure pratiche la distribuzione equa e consentendo anche alle nazioni in via di sviluppo di dotarsi di questi farmaci. Ha avuto l’effetto di indurre nel contempo un numero maggiore di Paesi a sostenere il progetto. Essendo la Cina la maggiore economia tra i Paesi che hanno aderito al Covax, la sua partecipazione produce un altro effetto grande: rafforza le capacità negoziali di Covax con le aziende farmaceutiche, incoraggiando queste ultime ad elevare la loro capacità produttiva. In più il governo cinese ha esplicitamente confermato il proprio sostegno ad una partecipazione attiva al Covax delle aziende cinesi produttrici di vaccini. Alcune di queste infatti hanno già espresso la loro adesione, così che gli esperti di entrambe le parti stanno mantenendo contatti circa gli standard tecnici di ricerca e sviluppo, i requisiti, la supervisione e il controllo del vaccino. La Cina offrirà in via prioritaria i vaccini ai Paesi in via di sviluppo attraverso diversi canali, come ad esempio donazioni e assistenza gratuita. Attualmente il bilancio dei contagiati confermati in tutto il globo supera quota 60 milioni. La garanzia di una fornitura sicura e continua del vaccino e l’equità nella sua distribuzione sono cruciali per permettere al mondo di debellare quanto prima l’epidemia. L’iniziativa di un player grande come la Cina eleva la fattibilità e la credibilità di un progetto giusto e ambizioso come il Covax, mentre induce più Paesi a passare dall’attesa all’azione, dato che siamo in un momento chiave nella lotta globale contro l’epidemia. E tutto ciò può ragionevolmente essere letto come una sincera applicazione, da parte della Cina, del concetto di “comunità umana dalla salute condivisa”, e della volontà di onorare la promessa: rendere il vaccino un prodotto pubblico globale.

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