La visita in Italia dell'Ombudsman dell'Azerbaigian

Sabina Aliyeva ha visitato l'Italia l'1 e 2 dicembre scorsi. Durante la sua permanenza italiana, il Commissario ai Diritti Umani della Repubblica dell’Azerbaigian (Ombudsman) ha collezionato molteplici impegni e toccato vari argomenti

La visita in Italia dell'Ombudsman dell'Azerbaigian

Due giorni di fitti incontri istituzionali per parlare di vari temi, in primis la tutela dei diritti umani. Sabina Aliyeva, Commissario ai Diritti Umani della Repubblica dell’Azerbaigian (Ombudsman), attiva da decenni sul fronte delle istituzioni democratiche, della cooperazione internazionale e tutela dei diritti umani, ha visitato l'Italia l'1 e 2 dicembre scorsi.

Il modello dell'Azerbaigian

Durante il suo soggiorno italiano, la rappresentante dell'Azerbaigian ha collezionato molteplici impegni. Tra questi, un’udienza presso la Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato alla presenza del Presidente della stessa, il senatore Giorgio Fede, una successiva conferenza stampa alla Camera dei Deputati insieme con il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, un incontro con il Presidente della Commissione Esteri della camera Fassino e una tavola rotonda con il Presidente della Federazione Italiana Diritti Umani, Antonio Stango.

Sia nel corso dell'audizione in senato, in videoconferenza, che nella conferenza stampa presso la Camera, il Commissario Aliyeva ha evidenziato in prima battuta le eccellenti relazioni di partenariato strategico tra Italia e Azerbaigian. Dopo di che, la stessa Sabina Aliyeva ha spiegato la legge costituzionale relativa all'istituzione dell'Ombudsman, presente nel suo Paese da ormai 20 anni e vero e proprio ponte tra i cittadini e lo Stato. Aliyeva ha quindi ricordato il carattere multiculturale dell'Azerbaigian, lo stesso carattere evidenziato anche da Papa Francesco durante la sua visita nel Paese nel 2016, in quello che per Baku è stato l'anno dedicato proprio al multiculturalismo. Ebbene, il modello di tolleranza religiosa azerbagiano è insegnato in tutto il mondo, ha aggiunto, ancora, Sabina Aliyeva.

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian

Il Commissario ha quindi parlato del conflitto tra Armenia e Azerbaigian, descrivendo le conseguenze dell’occupazione da parte degli armeni del 20% del territorio azerbagiano. Ciò ha comportato circa 1 milione di profughi azerbaigiani, mentre altri 3.890 sono stati registrati ufficialmente come dispersi a seguito della prima guerra del Karabakh. Tra questi moltissimi civili, tra cui bambini, donne e disabili.

"L’Armenia ha compiuto chiare violazioni dei diritti umani nei territori occupati dell’Azerbaigian e lasciato inadempiute le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e altri documenti internazionali", ha affermato Aliyeva. Come se non bastasse, tutto il patrimonio religioso e artistico di Baku nei territori occupati è stato annientato. Di 67 monumenti religiosi nei territori occupati, 65 sono stati totalmente distrutti. Il Commissario ha citato anche i bombardamenti avvenuti in seguito alla seconda guerra del Karabakh e le distruzioni che ne sono seguite, tra cui quelle su Ganja, con l’utilizzo anche di armi proibite.

Negli ultimi mesi Sabina Aliyeva ha preparato e inviato report riguardanti i crimini compiuti dall’Armenia ai maggiori interlocutori internazionali, invitandoli a compiere missioni conoscitive in Azerbaigian e nei territori liberati. Durante gli incontri, un invito è stato esteso anche all'Italia. Aliyeva ha infine ricordato quello che oggi è l’ostacolo principale al rientro nei territori liberati degli sfollati azerbaigiani: la presenza di centinaia di migliaia di mine disseminate dall’Armenia, delle quali l’Armenia si rifiuta di fornire mappe dettagliate per lo sminamento, e a causa delle quali, dalla fine del conflitto, ci sono state numerose e continue vittime tra i civili. Anche questo è un crimine di guerra, e di fronte a crimini come quelli compiuti dall'Armenia non è accettabile tacere, ha concluso il Commissario.

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