Un dossier rivela: "I rotoli del Mar Morto esposti a Washington sono falsi"

I rotoli custoditi a Washington, consistenti in sedici frammenti di manoscritti, sarebbero stati realizzati con cuoio per scarpe e colla animale

Negli Stati Uniti è in questi giorni esploso un scandalo archeologico e religioso, che riguarda i rotoli del Mar Morto custoditi in un museo di Washington D.C. All’inizio di questa settimana è stato infatti rivelato che i frammenti di manoscritti in questione, ritenuti finora antichissime testimonianze bibliche, sarebbero dei falsi clamorosi. A denunciare la fattura umana dei reperti, finora esposti nel Museo della Bibbia della capitale federale, è un rapporto di duecento pagine pubblicato lunedì dall’ong investigativa statunitense Art Fraud Insights.

Il dossier in questione, fa sapere la Bbc, è stato stilato da Colette Loll, volto-simbolo dell’associazione nonché coordinatrice dell’indagine sui rotoli di Washington, ed è il frutto di un lavoro di sei mesi, condotto sottoponendo i presunti frammenti della Bibbia ebraica a microscopi 3D, a spettroscopia infrarossa e ad analisi con raggi X.

Dalle rilevazioni effettuate sui sedici reperti appartenenti al museo della capitale è quindi emerso, spiega il network londinese, che nessuno di quelli sarebbe autentico, ma sarebbero stati tutti realizzati ad arte da qualche falsario.

Le indagini svolte da Art Fraud Insights, in particolare, hanno portato alla luce il fatto che i manoscritti esposti a Washington sarebbe stati messi a punto utilizzando presumibilmente del “cuoio per scarpe” e della “colla animale”.

Fin dal momento in cui il Museo della Bibbia aveva acquistato i sedici frammenti biblici da quattro collezionisti privati di opere d’arte, ricorda la Bbc, si sono susseguite contestazioni e polemiche riguardo alla storicità dei manoscritti incriminati.

Il dossier pubblicato lunedì, di conseguenza, sembra mettere la parola fine all’annosa diatriba, iniziata nel 2016, tra scettici e difensori dell’autenticità dei reperti custoditi nella capitale federale.

Attualmente, rimarca l’organo di informazione londinese, non è stato ancora accertato quanto l’istituzione museale abbia speso per accaparrarsi quei frammenti di papiro e pergamena oggi rivelatisi falsi.

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Commenti

dagoleo

Mer, 18/03/2020 - 16:26

ben gli stà. comunque erano scritti bene.