"Ecco chi sapeva del virus"

Pubblichiamo, per gentile concessione dell'editore, un estratto di "Coronavirus: globalizzazione e servizi segreti", edito da Ponte alle Grazie

"Ecco chi sapeva del virus"

Come è noto, una delle ragioni dello «sfondamento» dell’attuale epidemia (che a differenza della SARS è uscita dai limiti nazionali) è stata individuata nel ritardo con il quale i cinesi hanno dato notizia di essa. E in effetti il ritardo c’è stato: almeno dal 30 dicembre il governo era al corrente del diffondersi della pestilenza e, come si sa, già l’8 gennaio Xi Jinping diramava disposizioni per fronteggiarla. L’annuncio ufficiale avverrà il 21 dello stesso mese. Dunque, il ritardo c’è stato e di alcune settimane. Così come ormai è chiaro che la Cina ha fornito dati che minimizzavano il contagio: anche se il numero effettivo di infetti e deceduti, probabilmente, resta più basso di quelli di Italia, Spagna, Inghilterra, tuttavia lascia pensare la rettifica successiva del numero dei deceduti aumentato di ben il 50%. Ma i cinesi sono stati gli unici a tacere? In primo luogo, come è noto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme a organi della sanità francese, ha partecipato al laboratorio di Wuhan. Perciò, non si comprende come siano sfuggiti, tanto ai sanitari dell’OMS quanto ai francesi, i segnali di quel che stava accadendo. Forse al momento dello scoppio dell’epidemia a Wuhan non c’era personale dei due enti, forse il programma era interrotto o finito, forse il personale non era in grado di inviare segnalazioni: ci sono molte possibili spiegazioni, il punto è che non ne è stata data nemmeno una. In secondo luogo, come sappiamo, ci sono servizi di informazione particolarmente potenti che intercettano le comunicazioni, trattano i big data, scrutano il territorio con satelliti in grado di fare foto ad altissima definizione, hanno informatori distribuiti dappertutto ecc. Peraltro, già al suo sorgere, una epidemia mobilita decine di migliaia di persone fra medici e paramedici, poliziotti, militari, produttori di materiale sanitario, addetti ai trasporti speciali ecc. Inoltre, porta alla effettuazione di blocchi stradali, produce una insolita agitazione nei palazzi del governo (e del partito, nel nostro caso), comporta la spedizione massiccia di materiale sanitario ecc. A quanto pare, i satelliti segnalavano un affollamento degli ospedali a Wuhan già ad agosto 2019: perfetto, ma i servizi se ne sono accorti solo a giugno del 2020?

È facile intuire che la Cina è vigilata speciale, oltre che da parte degli USA, anche di numerosi paesi confinanti o prossimi come Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, India e i primi tre dispongono di servizi di intelligence di prim’ordine. Come può essere sfuggito un movimento di tali proporzioni a tutti questi servizi?? Delle due l’una: o i vari servizi mentono, perché avevano la percezione di quel che stava accadendo e allora devono spiegare come hanno usato queste informazioni, oppure dicono la verità: non hanno capito quel che stava succedendo, il che è peggio. Dei servizi giapponesi e coreani non sappiamo se e quando abbiano percepito l’arrivo della tempesta, in compenso sappiamo che l’aveva individuata il servizio di Taiwan (per ragioni comprensibili, il migliore nella sorveglianza della Cina continentale) che, infatti, il 30 dicembre inviava una segnalazione all’OMS, ma non risulta che l’OMS abbia comunicato la notizia all’ONU. Forse Trump non ha tutti i torti quando dice che l’OMS è un po’ troppo amica di Pechino, se non fosse che anche gli USA vi sono autorevolmente rappresentati e avranno proprie antenne al suo interno sarebbe davvero strano il contrario. Così come non appare credibile che i servizi di Taiwan abbiano informato l’OMS e non i servizi americani.

A proposito dell’intelligence USA, indiscrezioni giornalistiche hanno riferito di un rapporto di un centro studi interno a un servizio (probabilmente la NSA) che, già da novembre, avrebbe lanciato l’allarme al Dipartimento di Stato. Dal canto suo, il Dipartimento ha smentito l’esistenza di «questo prodotto» informativo. Non ci sono elementi a sostegno di una simile indiscrezione che, peraltro, si sarebbe fondata su dati troppo prematuri (di fatto, nulla ci dice che siano stati riconosciuti casi di COVID prima della metà di dicembre). Non è detto però che essa sia del tutto infondata: sappiamo che dopo le olimpiadi militari è iniziata una progressiva agitazione sul tema di un possibile contagio anche per il manifestarsi di altro tipo di infezioni, che probabilmente hanno generato confusione sino a quando il quadro si è fatto più chiaro. Dunque, è possibile che questo «rapporto» si riferisse ad altro, comunque connesso a quel che poi accadrà. Nell’assenza di prove certe conviene lasciar cadere questa pista, ma va detto che i servizi israeliani avrebbero ricevuto, nei primi di dicembre, un avvertimento dei servizi americani di una non meglio precisata «minaccia grave» in arrivo. Allora, così come è chiaro che l’intelligence occidentale e di altri paesi asiatici, è stata incapace di prevenire il rischio della pandemia, allo stesso modo è evidente che essa si sia attivata man mano che giungevano i segnali di quel che maturava. A meno di credere che l’intelligence americana in particolare abbia appreso dello scoppio dell’epidemia dai giornali (nel qual caso sarebbe il caso di sciogliere quei servizi e risparmiare i soldi), è di solare evidenza che essi avessero capito che si era di fronte a una epidemia (anche se non a una pandemia) più o meno negli stessi giorni in cui questo si è reso chiaro ai governanti cinesi.

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