L’arte di Xu Bing e il confronto tra le avanguardie cinesi e quelle europee

Perchè di fronte alla catastrofe globale l’arte è un’ancora di salvezza. Approfondimento sull'arte di Xu Bing

Se confrontiamo l’arte italiana d’avanguardia (dal Futurismo all’Eventualismo) con una delle punte della ricerca artistica cinese, sembra emergere un unico filo conduttore: l’attenzione e la cura nei confronti della profondità psicologica dello spettatore. E’ per questo che la linea che va dal Futurismo all’Eventualismo costituisce attualmente un orizzonte di ricerca teorica, artistica e scientifica, di grande interesse per il mondo accademico/universitario cinese.

Il terreno era già stato dissodato da tempo, ma è a partire dal 2015 che, attraverso mostre, lezioni ed esperimenti, la Teoria Eventualista (una teoria estetica totale nata a Roma nel 1979) è stata introdotta espressamente in Cina. In particolare, con la pubblicazione del volume “L’Arte che anticipa il futuro. Teorie ed opere dell’Avanguardia italiana, dal Futurismo all’Eventualismo”, sono stati tradotti per la prima volta i 7 principi della Teoria Eventualista al pubblico cinese: il principio di spontaneità, eventualità, minimalità, strutturalità, il principio dell’interazione, dell’astinenza espressiva e, infine, il principio di profondità. La pubblicazione è stata anticipata da una conferenza che si è tenuta presso l’Istituto di Cultura italiano a Pechino nel 2017, ed è stata seguita da una seconda conferenza che si è svolta nell’ottobre scorso al Today Art Museum di Pechino.

L'arte di Xu Bing

In questa ulteriore occasione di incontro, il pensiero delle Avanguardie Storiche e in particolare i principi Eventualisti hanno fatto da cornice teorica per comprendere l’opera di Xu Bing, uno dei più significativi artisti cinesi, dotato di una profonda conoscenza e frequentazione dell’arte contemporanea occidentale, proprio in coincidenza con la sua mostra personale allestita al Today Art Museum di Pechino. In particolare, ci occuperemo di una sua recente opera, Dragonfly Eyes, un film/documentario piuttosto insolito. L’intero film è composto infatti da filmati di sorveglianza interni ed esterni, filmati di webcam e frammenti di filmati di dashcam, tratti da siti Web di condivisione di video online, 10.000 ore di registrazioni pubblicate in Internet a partire dal 2010 prontamente recuperate e archiviate da Xu Bing.

Prima sequenza: una ragazza cammina in una fredda notte d’inverno in un condominio deserto, con gli occhi incollati al telefono. È così assorbita da non scorgere una piscina lungo la sua traiettoria. La ragazza cade in acqua e annega inesorabilmente, in totale solitudine. Perché Xu Bing ha scelto un incipit cosi tragico e cinico, che trasforma l’ignaro osservatore in un testimone di morte accidentale? Possiamo considerare quest’opera di Xu Bing come uno stimolo psicologico per un’indagine sulle reazioni emotive dello spettatore nell’era della sorveglianza globale?

L’attenzione per lo spettatore e le sue reazioni psicologiche attivate dalla percezione di un’opera d’arte è iniziata precisamente con il Futurismo, primo movimento estetico a voler mettere l’osservatore al centro del quadro (Boccioni, 1914). Poi, a partire dal Futurismo, l’osservatore ha acquisito rilievo, e il suo ruolo da passivo è diventato sempre più attivo. A voler considerare quest’opera da un punto di vista eventualista, sorgono subito alcune domande: Come reagisce emotivamente e psicologicamente il pubblico a questo possente video collage di catastrofi reali, alternate a frammenti di ordinaria vita quotidiana? È forse disponibile un questionario per descrivere i loro pensieri o emozioni? Sarebbe possibile registrare, archiviare, confrontare tutte le diverse reazioni emotive e interpretazioni del pubblico? E misurare le variazioni fisiologiche nella percezione di ciascun osservatore durante la proiezione? Basti pensare all’alterazione dei ritmi cardiaci e all’attivazione di diverse aree cognitive del cervello, che oggi sono normalmente oggetto di studio delle neuroscienze in numerosi esperimenti scientifici.

Se è vero che l’osservatore contemporaneo sta giocando un ruolo sempre più importante nel sistema dell’arte, la Teoria Eventualista ha sancito esattamente questo concetto nel principio dell’astinenza espressiva: “L’artista deve evitare di esprimere se stesso e la propria opinione o le proprie emozioni. Deve provocare l’espressione spontanea e involontaria del pubblico con le sue diverse e conflittuali interpretazioni” (Sergio Lombardo, 1983). L’artista Eventualista deve quindi evitare di esercitare la sua espressività, al fine di far emergere l’espressività dell’osservatore. Lo avevano intuito i Futuristi, e oggi è diventato un pilastro della ricerca scientifica in campo artistico. Come conseguenza di questo principio, la materialità dell’opera d’arte perde il suo valore, le abilità artigianali dell’artista perdono di importanza, mentre l’espressività del pubblico guadagna posizione.

Anche Xu Bing sembra andare in questa direzione, soprattutto quando dichiara: “Volevo fare un film senza attori, né regista”. Un po’ film e un po’ documentario, Dragonfly Eyes offre allo spettatore continue emozioni contrastanti: paura, sorpresa, senso della catastrofe, ilarità, sgomento, terrore, curiosità. In fondo, è un’opera sul tema della sorveglianza che la tecnologia esercita sul cittadino, ma anche un’indagine fredda sul tema dell’evento, inteso come macro realtà e situazione d’emergenza, ovvero quelle situazioni che noi vorremmo dominare, ma che invece mettono a nudo le contraddizioni più profonde della nostra personalità, rivelando la nostra vera immagine. Vi sono comunque alcune differenze da tenere in considerazione. La prima: mentre nel Futurismo e nell’Eventualismo lo spettatore è profondamente coinvolto e immerso nella realtà vera, nell’hic et nunc, nel film di Xu Bing lo spettatore rimane sempre al di fuori della vera esperienza di pericolo e catastrofe. E’ pur vero che, come i neuroscienziati hanno da tempo dimostrato, il coinvolgimento fisiologico a livello dei neuroni specchio è fortissimo e segnala sempre una partecipazione empatica e interattiva dello spettatore all’evento percettivo.

E’ indubbio oggi che la virtualità tecnologica condizioni fortemente la nostra vita psichica. Vi è anche una seconda differenza: con l’aiuto di una voce narrante, l’artista cinese ricostruisce una sorta di trama neoromantica sull’intero video-collage, creando la fiction di una storia d’amore che tenta di governare le sorti dell’intero film. Se, usando il found footage Xu Bing aveva avviato un processo freddo, inespressivo (in linea con la radicale natura scientifica dell’Avanguardia), ripristinando la narrativa autoriale attraverso l’invenzione di una trama, fornisce una lettura postmoderna dei fatti, quasi un’ancora di salvezza per lo spettatore terribilmente soverchiato dalla realtà catastrofica globale.

Insomma, l’osservatore contemporaneo è pronto a esprimere se stesso attraverso uno stimolo artistico, senza avere più bisogno di appoggiarsi all’espressività dell’artista? Questa è la sfida. La conferenza è stata l’occasione per un confronto costruttivo tra l’arte orientale e occidentale dei nostri giorni, e soprattutto per verificare come il pensiero delle avanguardie storiche europee sia fondamentale, anche per gli sviluppi futuri dell’arte cinese. Certo, il principio dell’astinenza espressiva non è facile da perseguire; la linea espressionista è sempre in agguato e ancora oggi trattiene l’arte dal fare un salto definitivo verso la scienza. Ma quel principio ci mostra chiaramente la via, l’orizzonte futuro.

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