Il sultano del Brunei si giustifica: "Ecco perché gay sono da lapidare"

Il sultano del Brunei ha inviato una lettera al Parlamento europeo, spiegando le motivazioni dell'introduzione della norma. È polemica

Il sultano del Brunei si giustifica: "Ecco perché gay sono da lapidare"

Pena di morte per lapidazione per gli adulteri e gli omosessuali. La normativa è stata introdotta dal sultano del Brunei che, in una lettera al Parlamento europeo, ne ha spiegato il motivo: l'intento sarebbe quello di "salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio".

Le condanne, ha spigato, saranno poche, dato che serviranno due uomini "di alta statura morale e fede come testimoni" e verranno escluse prove circostanziali. Ma il sultano non si limita a spiegare le motivazioni della norma. Chiede addirittura all'Unione europea "tolleranza, rispetto e comprensione", verso gli sforzi che il Brunei fa per mantenere vivi i valori tradizionali. Nel Paese, l'omosessualità è illegale dalla rottura del dominio britannico, ma fino ad oggi veniva punita con il carcere. Ora, invece, è stata introdotta la pena di morte, che dovrà essere messa in atto per lapidazione.

Dal Parlamento europeo arriva immediata la forte condanna, nei confronti dell'introduzione di una norma "retrograda" e hanno chiesto di congelare beni e visti, nonché inserire nella lista nera 9 hotel di proprietà del sultano.

Come riporta Libero, anche Federica Mogherini aveva condannato la norma, sostenendo che "nessun crimine giustifica un'amputazione o una tortura, per non parlare della pena di morte. Nessuna persona dovrebbe essere punita per aver amato qualcuno. Questo non può mai essere interpretato come un crimine". Nella speranza che il Brunei non infranga i diritti umani, la Mogherini ritiene "essenziale prevenire l' applicazione di tali pene".

Le proteste sono arrivate numerose anche da università e mondo dello spettaccolo: l'università di Aberdeen ha revocato al sultano la laurea honoris causa, mentre George Cloney ed Elton John hanno rilanciato l'appello dell'Onu a boiccotare gli hotel del capo del Brunei.

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