La Libia minaccia l'Europa: "Rilasciamo tutti i migranti"

Il governo di Accordo nazionale ritiene non più sicuri i centri di detenzione dopo l'attacco al centro di Tajoura, in cui hanno perso la vita 53 persone

La Libia minaccia l'Europa: "Rilasciamo tutti i migranti"

Il governo di Fayez al Sarraj adesso minaccia un'invasione di migranti. Secondo quanto riferisce il The Libya Observer, dopo l'attacco al centro di Tajoura il governo di Accordo nazionale sta pensando di rilasciare tute le persone attualmente presenti nei centri di detenzione ritenendoli ormai non sicuri e quindi potenziali obiettivi di attacchi da parte delle forze legate al generale Khalifa Haftar. Secondo il sito libico, vicino al governo di Sarraj, il ministro dell'Interno, Fathi Bashagha, avrebbe infatti espresso la possibilità di rilasciare i centri "con l'obiettivo di garantire la loro sicurezza".

L'annuncio del governo, giunto dopo la strage di Tajoura a sud est di Tripoli che ha visto la morte di 53 persone di cui sei bambini, ha scosso profondamente la comunità internazionale. Ma adesso serve anche al governo libico per alzare la posta in gioco. L'attacco mosso contro il centro migranti - il dito è puntato sulle forze della Cirenaica ma c'è chi ha individuato i responsabili nei militari egiziani - sta scatenando un'ondata di reazione in tutto il mondo, a tal punto che che l'esplosione è arrivata anche nella sede del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ieri notte il Consiglio si è riunito per discutere dell'accaduto, ma, come riportato da una notizia fatta circolare dal Regno Unito, gli Stati Uniti hanno negato la condanna nei confronti delle forze di Haftar. Nel testo proposto da Londra si richiedeva la condanna del raid attribuito al generale Haftar ma anche un cessate il fuoco immediato.

Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha lanciato l'allarme: "Nonostante le richieste della comunità internazionale, le parti in conflitto in Libia non mostrano la volontà di abbandonare lo scontro armato e sedere al tavolo dei negoziati: crediamo che in questa situazione, il compito sia quello di evitare lo spargimento di sangue, che rischia di degenerare in una guerra civile su vasta scala". E adesso per l'Italia il problema non è affatto irrilevante. Se i centri di detenzione vengono riaperti, è chiaro che il problema non si espanderà solo nel resto dei Paesi nordafricani ma anche sulla rotta del Mediterraneo centrale.