Maldive, le autorità distruggono ​le sculture giudicate anti islamiche

Le autorità governative dell'arcipelago delle Maldive hanno ordinato la demolizione delle sculture che ornavano l'installazione artistica nota come Coralarium. Le rappresentazioni di figure umane sono infatti espressamente proibite dalla dottrina islamica

Maldive, le autorità distruggono ​le sculture giudicate anti islamiche

Una delle tante caratteristiche dell'arte è sicuramente quella di generare scandalo, turbamento e indignazione negli occhi dei benpensanti. Un tratto distintivo che, purtroppo o per fortuna, permane ancora al giorno d'oggi, persino nel luogo considerato da molti occidentali uno dei simboli della bellezza naturalistica: l'arcipelago delle Maldive. È notizia dell'altro giorno infatti che le autorità del piccolo stato situato nell'Oceano Indiano abbiano ordinato il parziale smantellamento del Coralarium, un'installazione scultorea realizzata dall'artista e naturalista britannico Jason deCaires Taylor, motivando la decisione con la presunta minaccia che esso costituiva nei confronti dell'unità islamica del paese. Il manufatto del Coralarium venne posizionato al centro della più grande laguna corallina delle Maldive, all'interno del resort Fairmont Maldives Sirru Fen Fushi, e secondo le intenzioni del suo creatore aveva come obiettivo quello di porre degli interrogativi sugli effetti del cambiamento climatico ponendo particolare attenzione sull'innalzamento del livello del mare. Da qui anche la scelta di installare l'opera nell'arcipelago maldiviano, che con la sua scarsa altitudine - appena due metri sopra il livello del mare - è destinato a dover prendere serie precauzioni per gli anni a venire.

Inaugurato lo scorso luglio, il Coralarium consisteva in un enorme cubo di acciaio inossidabile alto sei metri, adornato da venti sculture a grandezza naturale raffiguranti esseri mitologici di fantasia, per metà umani e per metà vegetali e corallini, atti a simboleggiare il naturale rapporto simbiotico tra l'uomo e l'ambiente naturale; l'intera struttura è stata inoltre pensata per essere parzialmente sommersa acque della laguna, in modo da consentire agli organismi marini di colonizzarla rendendola così parte integrante dell'ecosistema. Tuttavia, proprio le suddette sculture hanno scatenato l'ira delle autorità governative, le quali basandosi su un'interpretazione della legge islamica che proibisce le rappresentazioni di figure umane hanno classificato le statue come idoli, accusandole di blasfemia e condannandole pertanto alla distruzione. Un provvedimento emesso dal tribunale civile ha infatti dato al resort una scadenza di sette giorni di tempo per rimuovere gli oggetti peccaminosi, sentenziando: "Il Coralarium rappresentava una minaccia per l'unità islamica, la pace e gli interessi dello stato maldiviano. La sua rimozione si è resa necessaria per proteggere i cinque principi della sharia islamica". Anche il portavoce della forze dell'ordine locali Ahmed Shifan conferma la linea del tribunale, aggiungendo "Vogliamo informare i cittadini maldiviani che se il resort non obbedisce all'ordine entro il tempo stabilito, la polizia e l'esercito interverranno al suo posto".

Così, in poche ore e con l'aiuto di motoseghe e picconi, è stata cancellata un'opera d'arte la cui costruzione ha visto impegnati per ben nove mesi un team di professionisti costituito da ingegneri navali, sommozzatori ed esperti di acciaio. Sembra però improbabile che un investimento così ingente di tempo, e soprattutto di denaro, sia stato gestito così male da un marchio rinomato come quello della catena di alberghi di lusso Fairmont. Se infatti il portavoce del resort maldiviano si è mostrato quantomeno stupito della decisione del governo: "Siamo molto sorpresi dall'improvvisa rimozione dell'opera d'arte naturalistica da parte delle autorità, ma al contempo rispettiamo le persone, le tradizioni e le abitudini delle Maldive. Il processo di rimozione dell'installazione è stato pacifico e amichevole, senza interruzioni per il nostro servizio alberghiero di fama mondiale.", altrettanto non si può dire dell'autore dell'opera, Jason deCaires Taylor, che sottolinea la sostanziale approvazione iniziale del progetto da parte delle autorità locali: "Sono rimasto estremamente scioccato e affranto nel sapere che le sculture del Coralarium sono state distrutte dalle autorità maldiviane, questo nonostante le continue consultazioni e il dialogo che c'è stato tra le parti." - aggiungendo - "Il Coralarium è stato concepito per unire gli esseri umani all'ambiente, contribuendo a far prosperare la vita marina, nient'altro! Le Maldive rimangono meravigliose, con una popolazione calorosa e amichevole, ma oggi è stata una giornata triste per l'arte oltreché una giornata triste per l'ambiente".

Molti osservatori suggeriscono infatti che la decisione di abbattere l'opera non abbia dietro solo mere motivazioni morali, ma sia l'ultima di una lunga serie di azioni repressive che da un anno a questa parte stanno coinvolgendo le opposte fazioni politiche del paese, al punto da costringere l'ex presidente Abdulla Yameen Gayoom a far dichiarare in febbraio lo stato di emergenza. Una situazione che si è ulteriormente inasprita in occasione delle recenti elezioni parlamentari tenutesi lo scorso 23 settembre, vinte dal Partitio Democratico Maldiviano di Ibrahim Mohamed Solih, una formazione di centrodestra liberale caratterizzata da una forte sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali. Proprio per la supposta blasfemia delle sue statue, nelle settimane precedenti al voto il Coralarium è stato al centro del dibattito elettorale nelle isole Maldive, paese a maggioranza musulmana che viene considerato dagli osservatori internazionali uno dei più persecutòri al mondo nei confronti delle minoranze religiose.

Malgrado ormai mancante delle sculture, la struttura in acciaio dell'opera è rimasta al suo posto, garantendo così perlomeno una sua futura colonizzazione da parte della biosfera marina, come assicura anche lo stesso resort in una nota esplicativa: "La struttura del Coralarium e il boulevard di corallo sottomarino rimangono ad oggi intatti, assicurando che il programma di rigenerazione della barriera corallina rimanga in opera. Abbiamo inoltre avviato piani di riapertura immediati per la prossima mostra, creando una nuova attrazione all'interno della galleria del Coralarium". Al momento, l'unica testimonianza rimasta delle sculture distrutte rimane sul sito web del resort non ancora aggiornato, ad involontario monito per le generazioni future.

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