Migranti, la Commissione Ue "Non li rimanderemo in Libia"

La precisazione della Commissione Ue: le navi non potranno andare in Libia. La portavoce Natasha Bertaud: "È contro i nostri valori"

Migranti, la Commissione Ue  "Non li rimanderemo in Libia"

Tanto si sta discutendo in questi giorni del ruolo della Guardia costiera libica nel Mediterraneo. I ruoli sono chiari: l'Italia (e l'Europa) sembrano voler affidare sempre più alla Marina di Tripoli il compito di pattugliare l'area Sar vicino alle sue acque territoriali. E sta accadendo. Questo significa, ovviamente, che i migranti recuperati dai guardiacoste libici vengono caricati sulle motovedette e riportati in Libia, invece di attraversare il mare nostrum a bordo di una nave militare o umanitaria per sbarcare in Italia (o a Malta).

Non è un mistero che le Ong critichino queste scelte politiche. Per loro la Libia non è un luogo sicuro dove riportare i migranti. Secondo l'Oim, sarebbero quasi 10mila i migranti nei centri libici (sono solo 20), in condizioni critiche.

Ecco perché oggi la Commissione Ue ha voluto chiarire la posizione dell'Ue. La portavoce Natasha Bertaud ha spiegato che le navi e le imbarcazioni che battono bandiera europea e che compiono salvataggi in mare non possono riportare migranti verso la Libia: "È contro i nostri valori, il diritto internazionale e il diritto europeo", ha detto. "Siamo ben al corrente della situazione inumana per molti migranti in Libia. L'Onu è al lavoro per migliorare le loro condizioni, e c'è un meccanismo di transito d'urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia". "Si è visto - ha aggiunto la Bertaud - che negli ultimi tre anni, nonostante un affollamento di navi in mare, il Mediterraneo è più mortale che mai per i migranti, questo perché il modello dei trafficanti è cambiato, si è adattato a questo numero crescente di navi. Per questo vogliamo cambiare il nostro approccio, per ridurre il numero di persone che perdono la vita nel Mediterraneo, ed è per questo che lavoriamo con i libici".

I dubbi erano sorti a seguito del documento emerso la settimana scorsa dopo il vertice Ue sulle migrazioni. Nel testo reso pubblico a fine summit, infatti, al punto 3 si leggeva che "tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica". Il riferimento, ovviamente, era alle navi delle Ong, visto che si era da poco concluso il braccio di ferro sulla Mission Lifeline, accusata di aver disobbedito alle indicazioni della Marina italiana che aveva dato a Tripoli la guida delle operazioni di salvataggio.

Cosa significa? Che se i migranti verranno recuperati dalla Marina libica, in acque territoriali o in area Sar (anche grazie alle motovedette donate dall'Italia) questa sarà legittimata a riportare i naufraghi in libia. E l'Ue non dirà nulla. Anzi: se il comando sarà in capo al Centro di coordinamento libico, tutte le navi interessate dovranno seguirne gli ordini. Nessuno escluso (e comprese le Ong). Ma se a intercettare un barcone sarà un natante umanitario, un mercantile o una imbarcazione militare, allora queste dovranno far rotta verso un Paese Ue. Quale? Questo è tutto un altro problema...

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