Le montagne fioriscono nel Guizhou

Una terra colorata, un’arca di risorse naturali e culturali. Benvenuti nella “Provincia Parco”, dove troveremo anche il radiotelescopio China Sky Eye

È l’unica regione della Cina a far parte delle Migliori destinazioni di viaggio nel mondo 2020, celebre pubblicazione di Lonely
Planet, la casa editrice specializzata in guide turistiche. Stiamo parlando del Guizhou, provincia cinese sempre più apprezzata dai turisti di tutto il mondo per le sue ingenti risorse naturali e culturali. Noto infatti col nome di “Provincia parco”, Il Guizhou presenta una tipica morfologia carsica, le cui peculiari condizioni geologiche ha tanto da offrire ai visitatori: abbondano ovunque cascate, grotte carsiche, canyon, laghi e sorgenti termali. E ancora, le montagne si susseguono in un sali e scendi continuo, l’antica civiltà vive sui ricami degli abiti locali, il sapore aspro e rinfrescante dei cibi si riaccende sulla punta della lingua. Nel Guizhou troviamo Huangguoshu, la terza cascata più grande del mondo e la più grande dell’Asia, soprannominata la “Via Lattea in miniatura”, a 45 chilometri a sud-ovest dalla Città di Anshun. La cascata principale è larga 83 metri, l’altezza complessiva è di 77 metri. Quando il fiume Baishui si tuffa produce numerosi vortici e scrosci d’acqua e le goccioline d’acqua disseminate nell’atmosfera vengono investite dai raggi solari dando vita a uno spettacolo di colori. La vista è incantevole e dall’interno del padiglione di osservazione è possibile vedere come tante perle e catene d’argento che cadono dal cielo.

La contea di Libo si trova nella parte sud-orientale del Guizhou, in un angolo remoto della provincia. Nel 2007 è stata inserita nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. La foresta carsica di Maolan si trova proprio qui, chiamata “Smeraldo della Terra” essa ospita vegetazioni fitte e inviolate. Questa gemma verde, unica nella sua specie, è un’area ecologica vulnerabile e rappresenta inoltre uno dei tesori naturali su cui gli abitanti locali contano per poter vivere. Il 2 luglio 2018 il 42esimo Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, riunito a Manama in Bahrain, ha esaminato e approvato la candidatura del monte Fanjing, inserendolo nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità. L’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn, cioè l’organo di valutazione del patrimonio naturale del suddetto Comitato del Patrimonio mondiale Unesco), ha stabilito che il monte Fanjing soddisfa gli standard di biodiversità e i requisiti di integrità del patrimonio mondiale naturale poichè conserva l’ecosistema d’alta quota tipico delle isole subtropicali e un’evidente diversità biologica. Oltre ad essere una “banca” ricca di risorse biologiche, il Fanjing è anche una delle montagne buddhiste celebri nella storia cinese. Offre scenari naturali unici e ospita molte reliquie culturali e storiche.

È però un’attrazione turistica ancora da sviluppare, essendo sinora rimasto come un’isola remota in cui vivere e moltiplicarsi. Infatti le abbondanti fonti d’acqua, i terreni fertili e il clima subtropicale forniscono ad animali e piante un ambiente eccellente per
la sopravvivenza, la riproduzione e l’evoluzione: ci sono oltre 6000 le specie animali e vegetali. Antiche canzoni etniche risuonano,
risaie dorate, campi terrazzati e quieti, canali di irrigazione scorrono mormorando, tutto dà vita ad uno stupendo paesaggio. Stiamo parlando del villaggio dell’etnia Miao chiamato Xi jiang qian hu, il più grande villaggio di questa etnia. Situato nellaprefettura di Qiandongnan, di etnia Miao e Dong, esso è formato da una decina di villaggi naturali costruiti sulla montagna. Gli edifici Miao sono principalmente Diaojiaolou (letteralmente “edifici dai piedi sospesi”), strutture rettangolari sostenute da palafitte o colonne di legno che si fondono armoniosamente con le montagne verdi circostanti e il paesaggio rurale, come veri e propri “edifici ecologici”. Questo centro abitato può essere considerato un vero museo all’aperto, che custodisce e narra l’epopea dell’etnia Miao, un ricco deposito per ricercatori e turisti che vengono a studiare e ammirare questa cultura tradizionale cinese. L’antico borgo di Qingyan si trova nella periferia meridionale della città di Guiyang, a circa 29 chilometri dall’area urbana. È un antico borgo militare costruito 600 anni fa. Originariamente era una “città di fango”, dopo numerose vicissitudini storiche è stato restaurato e ampliato più volte, diventando gradualmente una città di pietra formata da un groviglio di vicoli.

In quest’antico borgo ci sono antichi templi ed edifici cristiani, chiese cattoliche, le grandi religioni convivono plasticamente: guardando in lontananza dalla torre del borgo è possibile scorgere un maestoso tempio buddista e una chiesa con il suo campanile. In occasione del primo e del quindicesimo giorno dell’anno, secondo il calendario lunare cinese, molti cittadini si recano al tempio per pregare e bruciare incenso, mentre la domenica tanti vanno in chiesa. La magnanimità e la tolleranza della popolazione autoctona verso ciò che è arrivato da fuori ha permesso alle credenze religiose non tradizionali di poter convivere qui per centinaia di anni. La provincia del Guizhou ospita anche un super progetto: il China Sky Eye. Si tratta del più grande radiotelescopio al mondo dotato di singola apertura sferica! Quanto è grande? L’intera superficie dello specchio ha le dimensioni di oltre 30 campi da calcio e l’area della superficie riflettente principale raggiunge i 250.000 metri quadrati. Quando ti avvicini sul serio al cielo, puoi sentirne davvero la vastità e la maestosità. Per cercare il sito adatto al China Sky Eye tanti esperti hanno compiuto innumerevoli ispezioni ed alla fine è stata selezionata la fossa carsica di Dawodang, nella prefettura autonoma di Qiannan, di etnia Buyi e Miao. Per il posizionamento del radiotelescopio sono state sfruttate in modo intelligente le condizioni topografiche peculiari di questo terreno carsico, installando 4.450 unità di superficie riflettente (500 metri quadri), che da lontano ricordano una “grande pentola”.

Al fine di proteggere l’equilibrio ambientale, sul pannello riflettente dello Sky Eye sono stati realizzati numerosi fori per consentire all’acqua piovana e alla luce solare di penetrare nel pannello, in modo che gli animali e le piante nella fossa carsica possano ancora ottenere ciò di cui hanno bisogno per vivere. Oggi, completato lo Sky Eye, si apre una porta attraverso cui l’umanità può esplorare l’universo. Per migliaia di anni le strade di montagna e le aspre condizioni naturali hanno pesato come un enorme macigno sullo sviluppo del Guizhou, trattandosi dell’unica provincia cinese che non possiede pianure (le montagne rappresentano il 93% della superficie totale provinciale). L’ambiente chiuso, separato da montagne e fiumi, ha reso per molto tempo l’economia del Guizhou praticamente sottosviluppata. Oggi invece la provincia ospita numerosi viadotti di livello mondiale e ogni sua contea è collegata dalle autostrade. Sono state così abbattute le barriere che impedivano la vita economica e tra l’altro dividevano i viaggiatori dagli splendidi scenari della regione. E’ stato possibile improvvisamente scoprire un Guizhou totalmente nuovo, dove le verdi colline e le acque blu si stanno metaforicamente trasformando in montagne d’oro e d’argento.

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