È morto l'ex vice primo ministro iracheno Tareq Aziz

Numero due del rais, era stato condannato a morte ma la sentenza non era mai stata eseguita

È morto l'ex vice primo ministro iracheno Tareq Aziz

Aveva 79 anni Tareq Aziz, l'ex vice primo ministro iracheno morto ogg. Un passato al ministero degli Esteri e come numero due del governo, è stato colpito da un attacco cardiaco ed è spirato in un ospedale a Nassiriya, trasportato dalla struttura carcerario dove era rinchiuso.

Nato vicino a Mosul nel 1936, si era laureato in Lingua e letteratura inglese e aveva lavorato come giornalista, per poi entrare in politica. All'anagrafe era Mikhail Yuhanna, nome che poi cambiò per "arabizzarlo", qualcuno lo conosceva come il "Gromyko di Baghdad", paragonando la sua conoscenza della diplomazia a quella del ministro degli Esteri sovietico.

Nel 1968 si era trasferito con i familiari a Baghdad e aveva iniziato a lavorare con i baathisti. L'esperienza come cronista lo aveva aiutato a ottenere la carica di ministro dell'Informazione. All'arrivo delle truppe americane a Baghdad, nel 2003, Aziz si era consegnato ai militari. Il 24 aprile era stato arrestato. Era tra i gerarchi più ricercati dalla coalizione.

Nel 2010 Aziz, di fede cristiano caldea, era stato condannato a morte dalla Corte suprema, ritenuto responsabile delle persecuzioni della comunità sciita in Iraq. La sentenza non era mai stata eseguita. A novembre il presidente Jalal Talabani si era rifiutato di dare corso all'atto, graziando l'ex vice premier.

In tribunale, nel 2006 aveva difeso l'operato di Saddam, che in una strage aveva ucciso 140 musulmani sciiti a Dujail nel 1982. L'8 luglio di quell'anno il convoglio di Saddam, in visita proprio a Dujail, fu raggiunto da diverse raffiche di mitra. "Un capo di Stato che si trovi a fronteggiare un tentato omicidio - aveva affermato - deve intrapredere misure per punire coloro che conducono o collaborano a queste operazioni".

Tareq Aziz era piuttosto noto in Italia, dove era stato in visita diverse volte, fermandosi anche in Vaticano. Nel 2010 una delle voci che si erano levate contro la condanna a morte nei suoi confronti era stata proprio quella della Santa Sede.

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