Non solo petrolio. Così si finanzia l'Isis

Un professore americano spiega come, per arricchirsi, l'Isis sfrutti contrabbando e pornografia

Non solo petrolio. Così si finanzia l'Isis

Un'organizzazione terroristica costa parecchio. È necessario, per mantenerla viva, motivare gli uomini, addestrarli e fornire loro i mezzi per colpire i nemici, che - nel caso dell'Isis - sono gli occidentali tutti.

Lo stato islamico, oltre al petrolio, usa canali alternativi per monetizzare e, quindi, finanziare i terroristi, tanto che Louise Shelley, professore alla George Mason University, in un'intervista a Der Spiegel (ripresa anche dall'Herald), ha definito lo stato islamico una "diversificata operazione criminale".

Secondo il professore, ogni operazione terroristica di successo nasce da un business economico fruttuoso. Ai tempi di Osama bin Laden i soldi arrivavano principalmente dall'enorme fortuna della famiglia del capo di al Qaeda, mentre l'Isis si finanzia attraverso le donazioni degli stati del Golfo (che, però, cominciano a defilarsi, almeno dal punto di vista economico) e attraverso il commercio di sigarette di contrabbando e - incredibile a dirsi - di pornografia.

Un'altra forma di guadagno dell'Isis è la vendita - attraverso Ebay - di beni artistici trovati e poi sottratti alle città e ai paesi assoggettati allo stato islamico. È questa, in verità, una fetta di mercato che non rende molto perché, come rileva Shelley, sono pochi i clienti disposti a sborsare cifre da capogiro per le opere d'arte.

Secondo Shelley, inoltre, l'Isis promette ai criminali di purificarli, di lavare i loro peccati con la jihad, la guerra santa.

Ma - tiene a precisare Shelley - ciò che predica l'Isis, come aveva già rilevato il leader di Hezbollah, "non è Islam. I terroristi hanno reinterpretato l'Islam per i loro fini, usando questo Islam distorto per giustificare le loro azioni. Fanno molte cose che sono contro l'Islam".

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