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Sceicco compra 50% del Beitar, squadra israeliana nota per gli ultras anti-arabi

Ad acquisire metà delle quote azionarie della squadra del Beitar Gerusalemme è stato lo sceicco di Abu Dhabi Hamad bin Khalifa Al Nahyan

Sceicco compra 50% del Beitar, squadra israeliana nota per gli ultras anti-arabi

Sta destando scalpore in Israele, tra le frange più accese del tifo calcistico locale, il recente acquisto del club Moadon Kaduregel Beitar Yerushalayim, noto come Beitar Gerusalemme, da parte di uno sceicco arabo. Il 50% della proprietà della società sportiva israeliana è stato infatti acquisito martedì da Hamad bin Khalifa Al Nahyan, membro della famiglia reale di Abu Dhabi. L’acquisto delle quote del club è stato perfezionato nel corso di una cerimonia tenutasi a Dubai, con una conferenza stampa congiunta dei due nuovi soci, ossia l’ex proprietario unico della squadra, l’israeliano Moshè Hogeg, e lo sceicco. L’ingresso di Al Nahyan nell’organigramma del Beitar era stato annunciato ad agosto, poco dopo la normalizzazione delle relazioni tra lo Stato ebraico e gli Emirati. Per effetto del recente arrivo dello sceicco nel capitale azionario del club israeliano, Hogeg sarà quindi affiancato, nella gestione della squadra, dal figlio del nobile arabo, ossia da Muhammad bin Hamad bin Khalifa, che andrà a ricoprire la carica di vicepresidente della società calcistica. Il fatto che un investitore islamico abbia messo le mani su una squadra della Città Santa sta però infiammando lo zoccolo duro anti-arabo dei tifosi della formazione sportiva citata.

La sigla di ultras del Beitar nota come “La Familia” è infatti letteralmente sul piede di guerra, decisa a contestare in maniera dura la scelta del presidente Hogeg di avere al suo fianco un socio non israeliano. In passato, tale frangia della tifoseria locale si è resa protagonista di clamorose contestazioni in nome della difesa della “purezza ebraica” della squadra e contro qualsiasi “contaminazione” della stessa. Ad avviso della frangia citata, le contaminazioni del club che andrebbero combattute sarebbero l’ingaggio di calciatori o dirigenti non ebrei. Una delle contestazioni più forti ideate da quegli ultras fu quando, nel 2013, La Familia esibì lo slogan "Beitar pura per sempre" per protestare contro l’ingaggio, da parte della proprietà di allora, di due giocatori ceceni musulmani.

Gli appartenenti alla sigla incriminata hanno di conseguenza, all’indomani dell’acquisto del 50% del Beitar ad opera di Al Nahyan, annunciato feroci proteste durante gli allenamenti dei giocatori.

Ad alimentare il malumore di alcuni settori tradizionalisti della tifoseria del Beitar sarebbe anche il fatto che lo sceicco, oltre a essere arabo, sarebbe interessato solamente di facciata al mondo del calcio. Il nobile di Abu Dhabi sarebbe appunto indifferente a qualsiasi passione calcistica e avrebbe acquistato metà del Beitar essenzialmente per dare inizio a una serie di suoi investimenti diretti proprio nella Città Santa e relativi al settore immobiliare.

La scelta di cedere ad Al Nahyan metà del capitale azionario del club viene però difesa con forza da Moshè Hogeg, grande promotore della normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e i Paesi arabi. L’ingresso dello sceicco nella proprietà del Beitar viene anzi presentata dallo stesso imprenditore israeliano come una manifestazione del fatto che sia il popolo ebraico sia le nazioni islamiche aspirano alla pace. In realtà, a influire sulla scelta dello stesso Hogeg di unirsi a uno sceicco nella gestione della società calcistica avrebbero contribuito non poco le casse ormai al verde del club di Gerusalemme e la spasmodica ricerca di ingenti capitali freschi per risollevare quest’ultimo.

Anche lo sceicco rivendica la decisione di acquisire metà delle quote della società calcistica, sfoggiando noncuranza nei riguardi delle contestazioni annunciate da La Familia. Rivolgendosi proprio agli ultras del Beitar, Al Nahyan, poco dopo il perfezionamento dell’intesa a Dubai tra lui e Hogeg, aveva appunto tuonato: “Sono dei ragazzi a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, vivono nelle tenebre. Noi dobbiamo tendere la mano e fare vedere loro la luce”.

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