Siria, attivata no fly zone di 50 km sul gruppo da battaglia della Kuznetsov

"Niente e nessuno può violare il nostro schermo difensivo in Siria". Nell'Artico, intanto, operazione classificata del sottomarino BS-64 Podmoskovye

“Nessuno potrà violare il nostro schermo difensivo di 50 chilometri attivato davanti la costa siriana. Tutti i paesi coinvolti conoscono il potenziale e la forza dei nostri sistemi difensivi: niente e nessuno, sia in aria che in mare, potrà avvicinarsi a meno di 50 chilometri dalla nostra posizione”. E’ quanto ha dichiarato il comandante dell’incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Pyotr Veliky, ammiraglia della Flotta del Nord, Vladislav Malakhovsky.


Da 72 ore, i caccia Su-33 della portaerei Admiral Kuznetsov effettuano missioni Combat Air Patrol, pattugliamento aereo da combattimento sopra Tartus. Il Su-33, concepito per la superiorità aerea essendo stato sviluppato da Su-27, ha limitate capacità aria-terra. Quelli giunti in Siria, però, sono stati equipaggiati con un nuovo sistema di puntamento SVP-24 prodotto dalla società russa Gefest and T: conferisce una maggiore precisione nella fase di rilascio degli ordigni convenzionali. I caccia della Kuznetsov stanno procedendo all’integrazione con la forza aerea di stanza nella base di Hmeymim, in Siria.


La Admiral Kuznetsov è scortata dall’incrociatore Pyotr Veliky, dalle cacciatorpediniere classe Udaloy I, Severomorsk e Vice-Admiral Kulakov e da due unità classe Buyan-M, la Serpukhov e la Zelyony Dol. Nel Mediterraneo orientale risultano in attività anche la fregata missilistica classe Krivak II, Pytlivyj e la dragamine Ivan Golubets. Tra Cipro e la costa siriana, Mosca ha in servizio attivo tre sottomarini equipaggiati con missili da crociera Kalibr. Identificati due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe Akula (certa la presenza del K-335 Gepard, l’unico classe Akula III realizzato) ed una terza unità a propulsione diesel elettrica appartenente alla classe Kilo.


Intanto nell’Artico

E’ stato pubblicato poche ore fa sul canale yotube del cantiere Zvezdochka, un video che immortala il sottomarino a propulsione nucleare BS-64 Podmoskovye in rotta verso il Mar Bianco. Nulla di eccezionale se non fosse uno dei progetti più segreti della Marina russa. Dopo essere stato soggetto a modifiche per sedici anni presso il cantiere di Severodvinsk, tre settimane fa l’unità ha ripreso il mare per un’operazione classificata. Il K-64, terzo sottomarino strategico classe Delta-IV, trasferito nel 1999 dalla sua base sulla penisola di Kola al cantiere Zvezdochka, a Severodvinsk, è gestito dal Gru, il servizio segreto russo. Il BS-64 Podmoskovye rientra nella strategia di Mosca per contrastare le operazioni ombra della Cia nell'Artico.

Il BS-64 Podmoskovye è da considerarsi come il primo vettore sottomarino russo (il BS-136 Orenburg non è ancora in servizio attivo) per i droni subacquei e per il progetto 10830 Losharik. L’unità è stata riconvertita per ospitare i mini-sommergibili russi sperimentali che operano in profondità nelle gelide acque artiche. La sezione centrale, progettata per ospitare sedici missili balistici, è stata modificata per i nuovi asset. Lo scafo è stato allungato a 162,5 metri: le capacità difensive non sono state smantellate. Gadzhiyevo, base navale sulla costa del Mare di Barents della penisola di Kola, ospita l’intera flotta composta da sette mini-sottomarini a propulsione nucleare Losharik.

Il progetto 10830 Losharik

Il sottomarino a propulsione nucleare Losharik, è stato progettato per operazioni speciali, ricerca scientifica e salvataggio a grandi profondità. Il Losharik è uno dei progetti più segreti del paese: quanti hanno lavorato nel cantiere N42 della Sevmash, sono stati tenuti sotto stretto controllo militare per i quindici anni necessari per il suo sviluppo. Le informazioni sul Losharik sono estremamente scarse. E’ in grado di raggiungere i seimila metri di profondità ed è propulso da un reattore nucleare di nuova concezione. Dovrebbe essere lungo circa 60 metri con equipaggio che non dovrebbe superare le 25 unità. Il progetto 10830 sfrutta i principi della batisfera: una forma necessaria per resistere all’enorme pressione dell’acqua a quelle profondità. L’involucro esterno rappresenta la vera e propria corazza contro la pressione. Lo scafo interno, invece, è separato dalla batisfera da un materiale altamente compresso. Il Losharik potrebbe navigare indisturbato in qualsiasi parte del globo nella totale impunità. Gli svantaggi sono legati ai ristretti spazi per l’equipaggio ed alla scarsa velocità di crociera. E’ certamente il primo battello a propulsione nucleare in grado di raggiungere tali profondità: l’NR1 americano poteva raggiungere i tremila metri. La sua unica missione nota si è svolta con la Flotta del Nord ad una profondità di tremila metri, sul crinale Mendeleyev, nell'Artico.

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Commenti

Anonimo (non verificato)

Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Lun, 14/11/2016 - 09:02

Prima di quello c'era solo il DSRV americano (Diving Sub Rescue Vehicle). Hanno fatto bene i russi a costruirne uno loro.