La svolta di Trump: "Le alture del Golan sono territorio israeliano"

La presa di posizione pro-Israele del tycoon è stata subito accolta con entusiasmo dal governo dello Stato ebraico

L’amministrazione Trump ha deciso in questi giorni di riconoscere le alture del Golan, occupate militarmente da Israele nel 1967 al termine di una guerra-lampo contro la Siria, come territorio dello Stato ebraico.

Tramite un tweet, l’inquilino della Casa Bianca ha infatti ultimamente stabilito che il territorio in questione, situato a 60 km a sudovest di Damasco, è pienamente soggetto alla sovranità israeliana, ribaltando decenni di politica estera americana. In passato, il governo statunitense aveva infatti costantemente condannato la presenza dei soldati con la stella di David sulle alture in questione e aveva ripetutamente esortato Gerusalemme a ripristinare la sovranità siriana sulle stesse.

Trump ha giustificato la sua recente presa di posizione sottolineando l’importanza cruciale, per la sicurezza di Israele, rivestita dal Golan. Per via della scelta del tycoon, gli Stati Uniti sono il primo Paese al mondo a definire il territorio ex siriano, una regione che si estende per circa 1200 chilometri quadrati, come parte integrante dello Stato ebraico.

La dichiarazione dell’inquilino della Casa Bianca ha subito riscosso il plauso dell’esecutivo Netanyahu. Il premier di Gerusalemme, tramite una nota, ha infatti pubblicamente ringraziato l’esponente repubblicano per il riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan. Il leader del Likud, in campagna elettorale in vista delle consultazioni del prossimo 9 aprile, ha quindi affermato che la recente presa di posizione di Trump costituisce un’ulteriore manifestazione del profondo sentimento di amicizia nutrito dal popolo americano nei confronti della causa dello Stato ebraico.

La decisione del tycoon è stata però duramente criticata da diversi ex dirigenti dell’amministrazione federale. Ad esempio, Richard Haass, già alto funzionario del dipartimento di Stato e attualmente presidente del think-tank Council on Foreign Relations, ha condannato la svolta impressa dal leader di Washington alla politica estera americana. La presenza israeliana nel Golan, avverte Haass, è la conseguenza di un atto di aggressione verificatosi ai danni della Siria e tale violazione della sovranità di Damasco non può, in base al diritto internazionale, ricevere alcuna legittimazione.

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Commenti

cgf

Ven, 22/03/2019 - 13:26

gl'altri hanno attaccato per ANNIENTARE militarmente Israele, questi ha reagito e, come guerra vuole, nb guerra lanciata da altri, ha rispedito indietro l'attaccante al punto di aver occupato territori. Da quando esistono villaggi e tribù, il territorio occupato diventa nuovo territorio, a maggior ragione se ad attaccare siano stati proprio loro, mi puoi dire mi dispiace e/o abbiamo scherzato.

seccatissimo

Sab, 23/03/2019 - 03:52

Sono d'accordo con te ! Ma premesso questo, quale è allora la tua opinione in merito all'annessione da parte dell'Italia del Sudtirolo austriaco ? A suo tempo, nel 1915, non è stato l'impero austro-ungarico ad aggredire l'Italia ma è stata l'Italia ad aggredire l'impero austro-ungarico, fino a 2 settimane prima suo alleato; n.b., sebbene esso si fosse offerto di cedere all'Italia tutti i territori occupati dall'Austria in cambio della neutralità dell'Italia nel conflitto europeo diventato poi mondiale !