Trump avrebbe vinto anche contro Obama, i numeri delle urne

Il "gioco" matematico: negli Stati decisivi, il tycoon ha riportato più voti di Obama nel 2012. Il neo presidente ha portato alle urne gli astenuti storici, "invisibili" ai radar degli analisti pro Hillary

Non c’era scampo per nessuno, stavolta. Manco per il totem Obama. Donald Trump avrebbe battuto anche lui. Il tycoon, negli Stati contesi e decisivi alla corsa presidenziale, ha preso più voti di quanti ne prese nel 2012 l’allora presidente uscente contro lo sfidante conservatore Mitt Romney.

I “conti” alla contesa li ha fatti National Review che snocciola i numeri delle urne. Seppur avvisando, come di prammatica, che si tratta di una semplice comparazione matematica, il confronto tra i voti presi da Obama nel 2012 e quelli messi in fila da Trump qualche giorno fa è impietoso.

The Don, per esempio, avrebbe vinto a mani basse in North Carolina (2,3 milioni di voti contro 2,1 di Obama), in Arizona (947mila Trump, 930mila Obama al 73% dello scrutinio), in Georgia l’avrebbe subissato (2 milioni a 1,7).

Ma sarebbe stata negli Stati contesi la vittoria più rumorosa. La Florida che ha tributato al neo presidente più di 4,6 milioni di voti, a Obama ne diede “solo” 4,2 milioni. E per completare la comparazione, si deve tenere presente che Romney si fermò a 4,1 milioni e che Hillary ha raggiunto invece quasi quattro milioni e mezzo di suffragi.

La Pennsylvania, che ha decretato l’ufficiale vittoria del tycoon, sarebbe stata più combattuta. La partita si sarebbe giocata su poco più di 4mila voti. A favore di Donald che invece in Ohio l’avrebbe spuntata per poco meno di 75mila voti (mentre la Clinton è stata nettamente staccata da un gap di 380mila preferenze).

Il gioco dei numeri, più che un passatempo matematico o un approfondimento colorito sulle presidenziali americane, dovrebbe fornire elementi decisivi a un’analisi più stringente e veritiera di quella acriticamente filo-Hillary che ha decretato il drammatico Vietnam degli analisti. Trump ha mobilitato la folla degli elettori dell’America profonda che s’erano stufati di andare a votare. Una massa di “invisibili” ai radar degli esperti che s’è trasformata nell’Iceberg contro cui è affondata la maggior parte delle previsioni della vigilia.

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