WikiLeaks, a Londra inizia il processo per estradizione a Julian Assange

La sentenza è attesa tra qualche mese ed è previsto che la parte sconfitta possa ricorrere in appello. Ma se i tribunali dovessero approvare la misura, l'ultima parola sarà del governo britannico

WikiLeaks, a Londra inizia il processo per estradizione a Julian Assange

Si è aperto in queste ore, alla Woolwich Crown Court di Londra, il processo sull'estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange, il giornalista e attivista australiano che, circa dieci anni fa, pubblicò materiale classificato su attività militari e diplomazia americana. All'ingresso della struttura, era presenta una folla di manifestanti che ne chiedeva il rilascio. In America, Assange rischia una condanna massima di 175 anni di carcere per accuse di spionaggio.

Assange in aula

Il 48enne australiano, che prima di essere trasferito nel carcere di Belmarsh ha trascorso sette anni all'interno dell'ambasciata dell'Ecuador di Londra, ha parlato in aula confermando le proprie generalità e la propria data di nascita. E, prima di prendere posto, ha salutato con un cenno i cronisti presenti. Al momento sono previste cinque udienze, fino al 28 febbraio, poi ci sarà la conclusione a maggio. Al termine, è prevista una sentenza appellabile con una decisione ultima attesa verso la fine del 2020.

In carcere

Il fondatore di WikiLeaks, come riportato da La Stampa, era stato arrestato l'anno scorso dopo che gli era stato revocato l'asilo che aveva avuto per oltre sei anni nell'ambasciata dell'Ecuador. È tuttora detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, pur avendo finito di scontare l'unica pena che gli era stata inflitta nel Regno Unito, e cioè aver violato (nel 2012) i termini della cauzione quando era finito sotto inchiesta per una contestata accusa di violenza sessuale (poi archiviata).

I 18 capi d'accusa

Ad ascoltare le dichiarazioni dei legali degli Stati Uniti è il giudice Vanessa Baraitser. Assange è stato incriminato in America per 18 capi d'accusa: la procura afferma abbia cospirato con l'ex analista dell'intelligence Chelsea Manning per violare i computer del Pentagono e pubblicare centinaia di migliaia di file militari sui conflitti in Iraq e in Afghanistan, in cui erano coinvolti anche gli americani.

I file diffusi da WikiLeaks

Le azioni di Assange sono considerate dalle autorità statunitensi molto gravi perché, secondo loro, avrebbero messo a rischio la vita dei cittadini americani. Assange avrebbe dichiarato di aver agito come giornalista, appellandosi alle protezioni del Primo emendamento, rivelando alla collettività le irregolarità commesse dall'esercito americano. Tra i file diffusi da WikiLeaks, ci sarebbe anche un video di un attacco da parte di un elicottero delle forze americane a Baghdad nel 2007, in cui furono uccise 11 persone, di cui due giornalisti di Reuters.

Le richieste degli attivisti

Centrale nelle udienze anche lo spionaggio cui, nell'ambasciata, sarebbero stati sottoposti gli incontri privati di Assange con i suoi legale che, secondo la difesa del fondatore di WikiLeaks, dovrebbe portare la giustizia del Regno Unito a bocciare la richiesta di estradizione. Intanto, continuano gli appelli di organizzazioni di giornalisti, gruppi a difesa dei diritti civili e della democrazia, come anche Amnesty International e Reporters without Borders, che ne chiedono il rilascio, definendo le accuse contro di lui un rischioso precedente per la libertà di stampa. Anche sabato scorso, in Parliament Square, a Londra, si è svolta una manifestazione per l'attivista. Presenti il padre di Assange, l'economista ed ex ministro greco Yanis Varoufakis, la stilista britannica Vivianne Westwood e il cantante Roger Waters.

Tutte le tappe

Dopo una settimana di arringa di apertura, il caso dovrebbe protrarsi fino a maggio, quando le parti dovranno presentare le prove. La sentenza dei giudici è attesa mesi dopo ed è previsto che, in ogni caso, la parte sconfitta possa ricorrere in appello. Se i tribunali dovessero approvare l'estradizione, il governo di Londra avrà comunque l'ultima parola.