La foto al killer dell'ambasciatore ha vinto il World Press Photo

Premiato Burhan Özbilici, che immortalò l'omicidio di Andrey Karlov ad Ankara

La foto al killer dell'ambasciatore ha vinto il World Press Photo

Un uomo steso a terra, un ambasciatore, in punto di morte se non già senza più vita. A pochi passi di distanza il suo assassino, elegantemente vestito, un dito puntato in alto e una pistola ancora nella mano destra, mentre grida la sua rivendicazione.

È lo scatto che immortala l'uccisione di Andrey Karlov, la più alta carica della diplomazia russa in Turchia, quello premiato quest'anno dal World Press Photo. Una fotografia che, diffusa dall'Associated Press, con la firma del fotoreporter Burhan Özbilici, ha fatto e fa molto discutere.

"Sembrava un evento di routine, l'apertura di una mostra di fotografie sulla Russia. Perciò quando un uomo in vestito scuro e cravatta tirò fuori la pistola, rimasi scioccato e pensai a un abbellimento teatrale".

È il reporter stesso a raccontare la scena che gli si parò davanti il 19 dicembre scorso, quando l'ambasciatore russo ad Ankara fu freddato all'inaugurazione di una mostra. Ci era passato quasi per caso, ritenendo che qualche fotografia di Karlov "potesse tornare utile per articoli sulle relazioni tra Turchia e Russia".

Relazioni, che dopo mesi di gelo tra Putin ed Erdoğan, divisi su molti punti, incluso il futuro della Siria, si stavano rinsaldando, complice un messaggio di "scuse" con il quale il presidente turco puntava a ricucire lo strappo creatosi nel novembre del 2015, quando un aereo da guerra russo era stata abbattuto al confine siriano. Complici forse anche le dimissioni forzate del primo ministro Ahmet Davutoğlu, sostituito da Binali Yıldırım, intenzionato a "guadagnarsi più amici che nemici".

In piedi, accanto al cadavere ancora caldo di Karlov, c'era Mevlüt Mert Altıntaş, che nel freddare l'ambasciatore gridava di averlo fatto per Aleppo, per la città che nell'opinione degli islamisti turchi, e non solo turchi, era stata abbandonata alla sua sorte da Erdoğan. Un poliziotto 22enne, poi ucciso nell'intervento delle forze speciali.

Pubblicare o non pubblicare?

Ritrae quel momento lo scatto di Özbilici, sul quale si sviluppò più di una polemica. Il public editor del New York Times pubblicò allora un'intervista a Phil Corbett, il responsabile per gli standard etici, spiegando ai lettori come si fosse deciso che "la foto doveva essere sulla prima pagina", perché "più potente della storia stessa", perché "il ruolo dei russi in Siria" rendeva importante la storia stessa, ma anche perché - scriverà la stampa locale turca - mai un ambasciatore era stato ucciso nel Paese, nell'esercizio delle sue funzioni.

Il dibattito sulla foto non si esaurì lì. Sul Guardian Stuart Franklin, numero uno della giuria incaricata di premiare gli scatti della sezione "Notizie", loda oggi "la compostezza, il coraggio e l'abilità nello scattare la fotografia" di Özbilici, nonostante la situazione drammatica e inattesa, ma aggiunge anche che lo scatto è "moralmente tanto problematico quanto pubblicare le immagini di una decapitazione da parte dei terroristi".

Franklin ricorda anche le scarse conseguenze politiche del gesto, spiegando perché secondo lui - giusto o meno che sia - lo scatto non fosse quello che andava premiato.

Il nuovo corso delle relazioni tra Russia e Turchia è sopravvissuto senza scalfitture all'omicidio di Andrey Karlov e non sembra essere stato danneggiato neppure da quanto successo di recente nel nord della Siria, dove un aereo russo ha colpito e ucciso, in un incidente di fuoco amico, tre militari turchi impegnati nelle operazioni contro l'Isis ad Al Bab.

Twitter: @ACortellari

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