"Proteggere la qualità dell'aria significa prevenire malattie e morti premature, ridurre le disuguaglianze sanitarie e migliorare la qualità della vita nelle città. La tutela della salute deve diventare il criterio guida di ogni scelta pubblica". È questa la conclusione cui sono giunti i Medici per l'Ambiente. Le stime elaborate hanno mostrato con chiarezza la dimensione sanitaria del problema. L'analisi ha calcolato anche la "quota di mortalità" attribuibile al pm2,5. L'impatto è più consistente per Milano (mortalità stimata al 14%), Torino e Padova 12%, Vicenza e Brescia 11%. La responsabilità delle polveri sottili nei decessi è stata stimata su una popolazione di oltre 8 milioni di residenti con almeno 30 anni nelle 27 città considerate: sono stati stimati 6.731 decessi per malattie attribuibili all'esposizione al pm2,5, con un intervallo di incertezza compreso tra 5.048 e 7.572 decessi. Questo carico rappresenta circa l'8% di tutta la mortalità per cause non traumatiche nella popolazione adulta delle 27 città. Il pm2,5 è particolarmente pericoloso perché, grazie alle ridotte dimensioni delle particelle, può raggiungere le zone più profonde dei polmoni, entrare nel circolo sanguigno e superare anche la barriera emato-encefalica, con effetti negativi su vari organi interni.
Alla "quota di mortalità" si aggiungono poi le malattie, gli aggravamenti di patologie croniche, i ricoveri, la perdita di qualità della vita e i
rilevanti costi sanitari e sociali. Le conseguenze sono più gravi per le persone più vulnerabili: bambini, anziani, donne in gravidanza, chi soffre di una patologia cronica e vive in condizioni sociali o economiche svantaggiate.
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