«Ma cosa abbiamo fatto!». Papà Marco Antonelli stringe al petto il figlio in piedi sul muretto. Intorno a loro la calca.
Mamma Veronica li guarda da lontano.
Si aspettava la vittoria qui?
«Assolutamente no. Partendo 19esimo, avrei firmato per un 6° posto. Quando l’ho visto 5° mi son detta: basta così. Invece...».
È riuscita a vederla?
«Io seguo i tempi sul giro, come sempre, per cui ero nel motorhome».
La vittoria più bella?
«La prima. Nel pianto di Kimi in Cina ho letto una liberazione. Il ’25 è stato un anno difficile, qualche errore e tante critiche»
I trionfi a cui è più legata?
«Monaco e ora Monza. Kimi ha urlato al mondo che non era lì per caso».
La sorprende che sia amato da tutti, anche dagli avversari?
«Non mi stupisce perché è sempre stato così. È empatico, aiuta, si fa ben volere».
Ha 20 anni, ma è un uomo.
«È ancora un ragazzo, ma mentalmente è molto forte, forgiato dalle difficoltà».
Le doglie al cinema a vedere Cars, si vede che era un predestinato.
«E Cars è stato il suo film preferito».
