La F1 ha annunciato un accordo decennale con il Ruanda per riportare il Mondiale in Africa dopo più di trent’anni. L’ultima gara nell’unico continente oggi escluso dal calendario, era stata organizzata in Sud Africa nel 1993. Per Stefano Domenicali «È un momento storico per la Formula 1». Per il presidente del Ruanda, il chiacchieratissimo Paul Kagame «È il giorno dell’Africa». In realtà si tratta di purissimo SportWashing, specialità che il paese sta praticando da anni per rifarsi un’immagine internazionale decisamente malmessa e non solo per i massacri del 1994. Il Ruanda è sotto stretto controllo delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani che considerano il regime di Kagame autoritario. Human Rights Watch ha dichiarato che le ultime elezioni presidenziali, vinte dal presidente con il 99% dei voti, si sono svolte in un contesto di repressione.
Che cosa c’è di meglio dello sport per rifarsi l’immagine? Il Ruanda ci ha investito pesantemente ospitando un congresso FIFA (figuratevi se Infantino non si tuffava sul malloppo), le premiazioni della FIA nel 2024 e i mondiali di ciclismo nel 2025. Ma non si è fermato qui. Visit Ruanda, il braccio turistico del governo, l’anno scorso era legato alle 4 semifinaliste di Champions: Psg, Arsenal, Bayern e Atletico Madrid. Il presidente Kagame è tifoso dell’Arsenal, ma non è un caso che nella rosa del Bayern l’anno scorso siano comparsi due giocatori ruandesi. Il Ruanda ha rapporti con Fifa, Uefa, Fia, Uci e in un nuovissimo palazzo dello sport a Kigali ha ospitato le finali della coppa d’Africa di basket. Lo stadio della capitale è stato ristrutturato coinvolgendo dei costruttori turchi. Il Qatar ha invece investito sull’aeroporto di cui ora possiede il 60%. Si punta sullo sport per richiamare il turismo nel Paese perché il presidente ha capito che in futuro non si potrà vivere solo di agricoltura. Hai voglia a raccontare che la F1 porterà lavoro, che non ci si fermerà ad un evento di un week end. Andare in Ruanda significa rendersi complici con un regime che non è dei più trasparenti. Portarvi la F1 vuol dire accendere un riflettore sul Paese, ma anche accreditare un presidente che ha il brutto vizio di far fuori i suoi avversari politici. C’era davvero bisogno di tutto questo?UZap
