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Motori

“Lo dice pure l’inno italiano: giusto che i ferraristi tifino Kimi”

L’ex pilota Riccardo Patrese - che fu insultato dai ferraristi a Imola - all’indomani dell’impresa di Antonelli davanti a una marea di fan della Rossa in delirio per lui: “A inizio anno gli dissi: il mondiale deve essere tuo”

Italian style Kimi Antonelli, 20 anni, mentre mangia gli spaghetti direttamente dalla coppa del vincitore di Monza

Nella sua inarrestabile marcia verso l’infinito, domenica a Monza, Kimi Antonelli ha superato anche il record di 6 vittorie di Riccardo Patrese. Ora gli resta davanti solo Ascari con 13 successi e 2 mondiali. Basta avere pazienza. A Riccardo Patrese va riconosciuto che dall’inizio dell’anno dice che Kimi deve vincere il Mondiale: «Gli ho detto: poche storie Kimi, tu questo campionato lo devi vincere. E credo proprio che lo vincerà».

Quando lo aveva intuito?

«Quando ho visto come la Mercedes dominava e i limiti di Russell. Non è di quella pasta cattiva che fa la differenza».

Kimi invece...

«Lui fa la differenza perché può entrare nella lega di quelli importanti».

Possiamo già metterlo tra i top?

«Mi sembra che sia partito col piede giusto, anche perché ha un’auto che gli dà tanta confidenza. Può prendere certi rischi come quando è andato nella ghiaia inseguendo Russell a 3 giri dalla fine, tanto sa che poi può ancora vincere».

Può ancora crescere?

«Ha appena incominciato. Passando il tempo diventerà ancora più tosto».

La rimonta di Monza?

«Pensavo che sarebbe arrivato sul podio, ma a vincere no. È stato bravissimo e ha avuto una serie di incastri favorevoli».

La ripartenza e la Safety Car che gli ha permesso di cambiare gomme al momento giusto. Ci vuole sempre anche un po’ di fortuna.

«La chiamano la fortuna del super campione. Ce l’aveva Senna, ce l’aveva Schumacher, ce l’avevano tutti i più grandi».

Serve, ma non basta...

«Esatto, Kimi andava come una bestia e ha fatto il giro più veloce all’ultimo passaggio. Lui dice che gli serve per restare concentrato. Ma se all’ultimo giro riesce a fare un tempo così, significa che ha un’auto con una superiorità importante».

A Monza i ferraristi hanno cantato con Kimi per festeggiarlo?

«Sono contento, anche perché molti dei tifosi in tribuna una Ferrari Mondiale non l’hanno vista Fanno bene a tifare per il Cavallino che è un simbolo italiano nel mondo. Ma se c’è un pilota italiano, tifiamo per lui. Il primo inno che si sente è quello per il pilota in fin dei conti».

A Imola nel 1983 i ferraristi esultarono quando lei uscì di pista.

«E c’è ancora qualcuno che incontrandomi mi chiede scusa».

Il pubblico è maturato?

«In realtà era già successo, quando vinsi a Imola nel 1990 fecero festa con me e quello per me resta il Gp più emozionante. E c’era il ricordo dell’uscita alle Minerali».

Le costò cara?

«Dopo quella gara il team mi chiese di mettermi a disposizione di Piquet e di aiutarlo a vincere il campionato».

Quegli ordini di squadra che non si danno più in Ferrari.

«Dovrebbero parlare con Hamilton e Leclerc, metterli uno di fronte all’altro».

Colpa di Charles quel contatto?

«Anche Hamilton però ha forzato un po’ alla prima staccata. Charles partiva davanti, che motivo c’era di attaccare?».

Diciamo che per la Ferrari la volta buona sarà l’anno prossimo.

«Speriamo. Spero salvi il 2° Costruttori».

Il suo amico Ecclestone arrestato in Portogallo: possesso di armi?

«Non credo volesse sparare a nessuno».

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