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"Con il Museo del Corso l'arte diventa per tutti"

Il presidente del nuovo polo culturale Franco Parasassi racconta le mostre in arrivo e l'attenzione al sociale

"Con il Museo del Corso l'arte diventa per tutti"
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A ridosso dell'apertura del Giubileo, a Roma veniva inaugurata in pieno centro, in via del Corso, una nuova istituzione culturale: era il novembre del 2024 e il Museo del Corso Polo museale, voluto e promosso da Fondazione Roma, spalancava le porte al pubblico, portando nella Città Eterna, per la prima volta, la Crocifissione bianca, il capolavoro di Marc Chagall conservato al The Art Institute di Chicago per un'esposizione gratuita di due mesi.

Il dipinto era anche l'opera preferita di Papa Francesco, che visitò la mostra, in mezzo alla gente. Un debutto interessante, (cui sono seguite altre esposizioni una su Picasso, una su Dalì) per Fondazione Roma, la cui storia affonda a metà del Cinquecento. La Fondazione è infatti in qualche modo figlia del Monte di Pietà dell'Urbe ed erede della Cassa di Risparmio di Roma che, attraversando i secoli, è diventata prima Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e, dal 2007, Fondazione Roma, oggi attiva per creare buone pratiche in ambito culturale, formativo, ma anche medico-scientifico e sociale.

Ne parliamo con il presidente, Franco Parasassi.

Presidente, il Museo del Corso si è già consolidato come un punto di riferimento per Roma.

"La nostra sfida è stata ambiziosa: aprire un museo a Roma, una città che ne è già così ricca, poteva essere un azzardo. Abbiamo creato un polo museale, qualcosa che prima non c'era. Si tratta di due siti diversi e tra loro perfettamente integrati".

Sono Palazzo Sciarra e Palazzo Cipolla, uno di fronte all'altro.

"Palazzo Sciarra custodisce dietro la sua sobria facciata un tesoro: ha una ricca collezione permanente di opere d'arte, medaglie papali, monete. Il Palazzo ha ambienti, come la Biblioteca del Cardinale e il gabinetto degli specchi, realizzati in stile rococò dal Vanvitelli. Palazzo Cipolla, invece, è uno spazio perfetto per le mostre temporanee: questa integrazione tra memoria del passato e innovazione espositiva non ha analoghi a Roma".

A proposito di mostre, che cosa avete in programma per il 2026?

"Il 5 marzo aprirà Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo Kunsthistorisches Museum (la mostra, prodotta da Fondazione Roma e curata da Cäcilia Bischoff, sarà visitabile fino al 5 luglio, ndr). Arriveranno opere mai esposte prima in Italia e pezzi dei grandi maestri della pittura europea come Rubens, Velázquez, Brueghel il Vecchio, van Dyck e Cranach, accanto ai geni italiani come Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Arcimboldo. Tutto questo per noi è importante, ma c'è dell'altro che ci distingue dai normali produttori di mostre".

Che cosa intende?

"Per noi il cuore del progetto espositivo è realizzare un'operazione culturale accanto, però, ad un servizio di utilità sociale. Fare mostre bellissime, mi permetta la ripetizione, è bellissimo ed è ovviamente legittimo, ma come fondazione siamo animati dalla volontà di trasformare la cultura in un progetto sociale concreto. Per questo organizziamo e sosteniamo visite guidate nelle mostre per persone con disabilità fisica e anche percorsi terapeutici per persone colpite da malattie neurodegenerative".

Recentemente avete lanciato anche il Premio Gigi Proietti.

"Era doveroso colmare un vuoto: a quattro anni dalla scomparsa di un artista così poliedrico, non era ancora stato fatto nulla di strutturato per ricordarlo. In collaborazione con la famiglia abbiamo stanziato un premio di complessivi 100mila euro da dividere tra nuovi talenti e artisti già affermati.

A questi ultimi viene richiesto di indicare uno o più enti non profit nazionali o internazionali che abbiano come finalità il perseguimento di iniziative di utilità sociale cui devolvere il premio. Ci è parso il modo più corretto per onorare il maestro Proietti con un sostegno concreto a chi vuole fare il suo mestiere".

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