Nel Paese dove su 100 matrimoni 68 finiscono con un divorzio e i matrimoni calano implacabilmente del 6% all'anno, la promessa di matrimonio rinnovata per l'eternità cantata da Sal da Vinci lascia una certa perplessità. Eppure il brano del Saremo io e te per sempre legati per la vita ha trionfato con una sorta di plebiscito al festivàl della nazione con la giustificazione che il brano sarebbe «magistrale nella sua capacità di saper parlare alla sua generazione ma anche a quella dei giovanissimi dei social». Se così fosse il successo potrebbe apparire come un esempio di «incoerenza inconsapevole collettiva», se fosse così. Perché c'è forse un'altra storia dietro il Sal che vince.
Certamente c'è il pop partenopeo che mescola melodia e ritmo, le venature latine e ballabili e una forte presenza scenica. Ma c'è di più: il vecchio scugnizzo in smoking bianco con fiocco scolastico al posto del papillon sul palco non è mai solo. Attorno a lui, silenziosamente intensi, aleggiano i Merola, d'Angelo, d'Alessio, e fa capolino anche Pino Daniele. Sulla scena portano un bagaglio di storie di vita quotidiana dei quartieri, amori tormentati, vicende legate alla criminalità locale nella migliore tradizione della sceneggiata napoletana. Rivendicano una gavetta carica di feste patronali e comunioni per raggiungere la realizzazione dei sogni, giocano con il dialetto e sono rappresentazione della fiera dignità degli offesi dei margini che ce l'hanno fatta.
Il Sal piomba sul palco, si fa largo fra i fastidi, gli outfit decretati dagli stylist, le piume e le acconciature eccentriche con il suo look risolutamente chiassoso, dai capelli a elmetto troppo tinti ai denti troppo bianchi. Ride, piange, le mani nodose non stanno mai ferme, le braccia aperte pronte ad accogliere, e dice: «Io non sono felice, di più». Impossibile non credergli.
Pino Daniele così rispose a un critico delle élite musicali, quelle che hanno sempre guardato con occhio sprezzante al genere neomelodico come una sorta di esempio di barbarie preistorica nel cuore della modernità occidentale: «Cambiano le forme di fare musica, però il sentimento è sempre lo stesso, perché la passione
è la stessa». L'autore di «pe' 'nu mumento te vuò scurdà che hai bisogno d'alleria» sarebbe stato felice della glorificazione dell'autore di «con la mano sul petto io te lo prometto». I fantasmi del palco anche. Noi pure.