I punti chiave
- "Champagne", il brano diventato simbolo
- Da "Roberta" al twist: i successi degli anni Sessanta
- "Le mie canzoni hanno fatto innamorare tante persone"
- Le vittorie a Sanremo e il Premio alla carriera
- Quando aprì i concerti dei Beatles
- Una vita iniziata davanti a un pianoforte
- Un repertorio che continua a vivere
C'è una canzone che più di tutte racconta Peppino Di Capri, scomparso oggi, ed è "Champagne". Pubblicata nel 1973, è diventata il simbolo della sua carriera e uno dei brani più amati della musica italiana. Ma ridurre la sua storia artistica a quel solo successo sarebbe ingiusto. In oltre settant'anni di carriera Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome, ha firmato decine di brani entrati nella memoria collettiva del Paese, accompagnando generazioni di italiani tra amori, estati, serate al mare e piste da ballo. Le sue canzoni hanno attraversato il tempo senza perdere fascino. Ancora oggi bastano le prime note di "Champagne", "Roberta" o "Saint Tropez Twist" per evocare ricordi, emozioni e momenti di vita vissuta.
"Champagne", il brano diventato simbolo
Se c'è un brano che ha consegnato Peppino Di Capri alla storia della musica italiana è senza dubbio "Champagne". Presentata nel 1973, la canzone racconta con eleganza la malinconia della fine di un amore e, con il passare degli anni, è diventata un vero classico del repertorio italiano. Il brano ha superato i confini nazionali, è stato tradotto e reinterpretato da numerosi artisti ed è ancora oggi una delle canzoni italiane più conosciute all'estero. Per molti rappresenta la colonna sonora di matrimoni, feste e serate speciali, tanto da essere considerata uno dei simboli della canzone d'autore popolare italiana.
Da "Roberta" al twist: i successi degli anni Sessanta
Prima di "Champagne" c'erano già stati i brani che avevano trasformato Peppino Di Capri in uno degli artisti più popolari del boom economico. "Nun è peccato", il suo primo grande successo discografico del 1958, rivelò al pubblico una nuova idea di canzone napoletana, capace di unire tradizione e sonorità moderne. Poco dopo arrivò "Roberta", destinata a diventare uno dei brani simbolo della sua carriera e ancora oggi tra i più amati dal pubblico. Negli anni Sessanta contribuì poi a portare il twist nelle case degli italiani con "Let's Twist Again" e "St. Tropez Twist", canzoni che accompagnarono la stagione del boom economico e delle prime grandi estati all'insegna del ballo. "Let's Twist Again", adattamento del successo di Chubby Checker, diventò uno dei suoi dischi più venduti. Accanto ai brani più ritmati non mancavano le melodie romantiche. "Luna caprese" divenne una delle canzoni che meglio raccontavano il legame dell'artista con la sua isola, mentre "Melancolie", "Freva", "Daniela" ed "E mo' e mo'" contribuirono ad ampliare un repertorio capace di alternare leggerezza, nostalgia e sentimento. Nel 1973 arrivò anche "Un grande amore e niente più", la canzone con cui conquistò la sua prima vittoria al Festival di Sanremo e che confermò la sua capacità di emozionare il pubblico anche dopo oltre quindici anni di carriera.
"Le mie canzoni hanno fatto innamorare tante persone"
Tra gli aspetti che Peppino Di Capri ricordava con maggiore affetto c'erano i racconti del pubblico. Nel corso degli anni spiegò più volte di essere felice quando, al termine dei concerti o durante gli incontri con i fan, qualcuno gli confidava di essersi innamorato ascoltando una sua canzone o di aver scelto un suo brano come colonna sonora del giorno del matrimonio. Era un motivo di orgoglio per un artista che aveva sempre messo i sentimenti al centro del proprio repertorio, raccontando con semplicità amori, nostalgie e speranze.
Le vittorie a Sanremo e il Premio alla carriera
Il Festival di Sanremo ha accompagnato gran parte della sua carriera. Peppino Di Capri partecipò quindici volte alla manifestazione, conquistando due vittorie: nel 1973 con "Un grande amore e niente più" e nel 1976 con "Non lo faccio più". Nel 2005 tornò sul palco dell'Ariston con "La panchina", arrivando fino alla finale. Nel 2023 il Festival gli ha reso omaggio con il Premio alla carriera per celebrare i suoi settant'anni di musica. Salì sul palco già seduto al pianoforte e, ricevendo il riconoscimento tra gli applausi del pubblico, commentò con la consueta ironia: "È da tempo che aspettavo questo momento, finalmente è arrivato... Meglio tardi che mai". Le sue parole furono accolte da una doppia standing ovation.
Quando aprì i concerti dei Beatles
Tra gli episodi più curiosi della sua carriera c'è quello del 1965, quando Peppino Di Capri e i suoi Rockers aprirono le tappe italiane del tour dei Beatles. Un riconoscimento importante per un artista che, già allora, era considerato uno dei pionieri del rock e del twist in Italia. Fu tra i primi a dimostrare che la musica napoletana poteva dialogare con le sonorità internazionali senza perdere la propria identità.
Una vita iniziata davanti a un pianoforte
La musica entrò nella sua vita prestissimo. Nato a Capri il 27 luglio 1939, Giuseppe Faiella mostrò fin da bambino un talento fuori dal comune. Dotato di orecchio assoluto, a soli quattro anni si esibiva già al pianoforte davanti ai soldati americani di stanza sull'isola durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1958 arrivò la svolta. Il produttore Mario Cenci lo portò a Milano e gli suggerì il nome d'arte destinato a renderlo celebre: Peppino Di Capri. Nacquero così "Peppino Di Capri e i suoi Rockers", formazione con cui avrebbe iniziato una carriera destinata a durare oltre sette decenni.
Un repertorio che continua a vivere
Nel corso della sua carriera Peppino Di Capri ha inciso decine di album, venduto milioni di dischi e portato la musica italiana in tutto il mondo.
Ma il suo lascito va oltre i numeri. Le sue canzoni continuano a essere trasmesse dalle radio, reinterpretate da nuovi artisti e cantate da generazioni che spesso non hanno vissuto gli anni del suo successo ma ne riconoscono immediatamente le melodie.