nostro inviato a Forte dei Marmi
Andrea Bocelli, lei è un dispensatore di emozioni. Quale è stata l’ultima grande emozione che ha provato?
«L’ultima volta è stata quando ho scoperto la voce di Lev Tolstoj. Non sapevo esistessero i nastri con la sua voce».
Ho letto che li registrò con un fonografo regalato a fine Ottocento da Thomas Alva Edison in persona.
«Appena sono riuscito, mi sono fatto tradurre le sue parole. Ero emozionato come un bambino».
E in generale qual è la sua emozione più intensa.
«Vedere che dopo 33 anni di carriera ci sono ancora persone che spendono i loro soldi, escono di casa e vengono a sentirmi cantare».
Anche l’altra sera Andrea Bocelli ha emozionato cantando davanti a circa 600 benefattori internazionali a Villa Alpebella a pochi passi dal mare di Forte dei Marmi. Era all’interno dell’asta benefica organizzata a sostegno, soprattutto, dei progetti educativi e umanitari della Andrea Bocelli Foundation in Italia e a Haiti. Risultato: 2,3 milioni di euro raccolti dalla superlativa battitrice d’asta Jacqueline Tower Perkins che ha dato un ritmo da Formula Uno a una serata nella quale sono stati premiati Orlando Bloom («Un privilegio per me»), Fran Drescher (la protagonista della sitcom La tata) e Dolph Lundgren, l’Ivan Drago del celebre «Ti spiezzo in due» di Rocky IV. «Per la prima volta ho cantato senza neanche scaldarmi la voce, che per un cantante è come per un calciatore scendere in campo senza neanche aver fatto una flessione». Con te partirò, naturalmente. Ma anche una bella versione di My way cantata da Gregory Porter con il maestro al pianoforte. E intanto sfilavano le offerte da un tavolo e da quell’altro. Centomila euro per una «Exclusive private island experience». Novantacinquemila per il flauto traverso appartenuto allo stesso Bocelli. Tutte maxi donazioni per obiettivi umanitari che difficilmente si accostano a serate di gala o a raffinati concerti (tutta la musica era naturalmente dal vivo). Insomma, l’altro Bocelli, quello che con sua moglie Veronica Berti, i figli Amos, Matteo e Virginia e una squadra di collaboratori senza sosta, da quindici anni porta a termine progetti «per trasformare la vita di bambini e comunità in tutto il mondo», come ha detto proprio Orlando Bloom ricevendo il premio.
A proposito, avevano detto che avreste cantato insieme.
«Sì, avevamo pensato che io suonassi Imagine di John Lennon e lui ne recitasse il testo. Ma poi abbiamo cambiato idea poco prima di andare in scena».
Bocelli sono trent’anni dalla pubblicazione dell’album Romanza che uscirà a fine settembre.
«Uscirà anche il confanetto Rarities, che è in edizione limitata e raccoglie non solo le mie poesie, tante foto inedite e altre rarità ma anche molti brani che negli anni non sono mai stati pubblicati e che, spesso, secondo me erano persino più belli di quelli che sono usciti».
Ha in progetto anche un disco di inediti?
«In effetti so che dovrei fare un disco nuovo, ho anche degli accordi con la casa discografica ma mi frena molto l’idea di fare la promozione. In fondo il cantante è un artista, non un commerciante».
Nel frattempo è probabilmente l’artista con più visibilità al mondo. Solo negli ultimi mesi ha inaugurato le Olimpiadi invernali e i Mondiali di calcio.
«Ma, se devo dire la verità, non sono un tifoso dei grandi eventi. E poi il chiasso mi disturba. Io sono per l’uso e non per l’abuso della musica. Mi ricordo che, da bimbetto, quando finalmente potevo ascoltarmi i miei dischi da solo, io andavo letteralmente in estasi».
A proposito, i suoi figli e la musica?
«Amos è davvero l’unico musicista fatto e finito tra i miei figli ma detesta il palcoscenico. Matteo ha un bella voce, Virginia ha tutto quello che non si deve imparare, come diceva quel tale. La musica è in fondo matematica, il motivo per cui una cosa ti emoziona e l’altra no è sconosciuto. La musica è l’esercizio di aritmetica nascosto di una mente che non sa di contare per seguire la frase di Leibniz».
Quali sono stati i suoi incontri più esaltanti?
«Ho davvero avuto la fortuna di incontrare tante persone. Ma forse i più significativi sono stati quelli con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. E poi quello con Cassius Clay e forse quello con una persona che non mi aspettavo, ossia il Cardinal Ravasi, una delle persone più colte che ho conosciuto, ti spaventi da quante cose sa».
Lei ha fiducia in Dio?
«Sì ma non possiamo capire la sua logica. Nella leggenda di Sant’Agostino, il bambino sulla spiaggia dice che per lui è più facile mettere tutto il mare nella buca di sabbia che per Agostino comprendere l’infinità di Dio con la mente umana».
