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Musica

“Non solo rap. Ho scelto il country per coerenza”

L’artista parla del suo disco “Vita morte miracoli”: “Non ho ancora avuto brutte recensioni, che sorpresa”

J-Ax

Bentornato J-Ax, è uscito il suo disco e quasi tutti applaudono.

«Sono sorpreso di non aver avuto recensioni negative, una vera novità. Forse sono passato dalla parte del nemico». (sorride - ndr)

Si intitola Vita morte miracoli.

«Parla di tutte le volte che la vita ti dà due schiaffi e cambia le carte. Noi non siamo soltanto i nostri successi».

E cosa siamo?

«Siamo anche le nostre cadute. Ed è dalle cadute che nascono i brani migliori».

Ad Alessandro Aleotti detto J-Ax (l’unione di J di Joker e Ax che sta per Alex), piace sparigliare le carte sin da quando nel 1992 ha formato gli Articolo 31 per fare ciò che allora era fuori moda, ossia cantare hip hop in italiano. E J-Ax fuori moda è sempre stato anche quando le dettava, le mode, perché è fatto così, ribelle e dissacrante per vocazione, mica lo puoi fermare. Per capirci, è uno dei padri nobili del rap italiano però non è rimasto incartapecorito nel clichè perché a lui tendenzialmente i clichè piacciono poco, quindi meglio spaziare, cosa che gli viene molto ben sin da quando nel 2006 si è arenato il cammino degli Articolo 31. Da solista J-Ax ha spaziato come piace a lui che è un super nerd innamorato

della creatività. Per capirci. Nel 2017 ha scritto con Fedez le canzoni di Comunisti col Rolex. Nel 2020, in piena pandemia, ha pubblicato i brani di Uncool & Proud ispirate a sonorità punk rock, ossia il genere «meno mainstream, meno cool e meno streammato del momento». Ha fatto «feat.» giusto in tempo prima che i «feat.» diventassero una moda obbligatoria e adesso pubblica un disco vicino al country, che non è proprio uno dei suoni preferiti in Italia. Vita morte miracoli raccontati da J-Ax. A modo proprio.

Perché il country?

«Da quando sono solista ho flirtato con tutto quello che mi piace, dal pop in avanti».

Qui è molto avanti.

«Ho scelto il country per amore verso il genere, come già ho fatto con le mie canzoni punk rock. Ce l’avevo in testa da tanti anni, ma poi si sono susseguiti impegni diversi come ad esempio il disco di Articolo 31 con Dj Jad. Quando viaggio in auto, io ascolto solo podcast oppure musica country, quindi perché no?».

Più che altro coraggioso, non è un tipo di musica popolare in Italia.

«In realtà c’è una scena molto genuina che io personalmente sento molto vicina. Ad esempio con Giorgio Gozzo (che canta country in dialetto veneto - ndr) ho un bel rapporto di amicizia».

Ha appena tenuto due concerti esauritissimi al Fabrique di Milano con replica il 23 e il 24 ottobre all’Atlantico di Roma.

«Sono concerti molto lunghi, quasi un sequestro di persona (ride - ndr), anche se fare un tour intero al momento non è nei programmi».

J-Ax si autodissacra. Nel brano Vita morte miracoli canta: «Vecchia volpe, come va? Ancora gratti, ancora qua, tutti sanno che J-Ax si venderebbe anche la mamma».

«Ma facendo un bilancio, le cose peggiori della mia vita sono colpa mia e gli esempi sono centinaia. Sono stato io che sono stato dietro al bere, al divertirsi, ad andare a tutte le feste e a tutto queste stronz... che ti portano poi via la gioia di vivere».

Nel disco c’è Scusami Dio con una base scritta dal suo produttore storico, Fausto Cogliati, morto nel 2025. Lei è credente?

«Io non credo nella religione, non credo che ci sia uno sceso dalla montagna con le tavole. Ma anche il più ateo di tutti, se si trova su di un aereo che cade in picchiata, nove volte su dieci prega il proprio Dio».

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