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"Punto a vincere Sanremo? No, va bene il quinto posto"

Il cantautore Fulminacci in gara con "Stupida sfortuna": "I veri numeri per me sono quelli della gente ai concerti"

"Punto a vincere Sanremo? No, va bene il quinto posto"
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Fulminacci, scusi, come reagirebbe se vincesse Sanremo?

«Per me l'ideale sarebbe il quinto posto. Il quarto no, sei appena fuori dal podio, è triste».

Più del secondo?

«Se arrivassi secondo, non farei finta di complimentarmi, urlerei proprio la mia tristezza».

Sarebbe una Stupida sfortuna, titolo del suo brano in gara.

«A Carlo Conti ne avevo proposti due, l'altro si intitolava Meno di zero».

Fulminacci arriva per la seconda volta al Festival di Sanremo ma, a questo giro, ha decisamente alzato l'asticella visto che le pagelle della critica dopo il primo ascolto sono state altissime. Però non è una sorpresa, dai. Filippo Uttinacci in arte Fulminacci, romano classe 1997, ha vinto una Targa Tenco nel 2019 con il primo disco ed è uno che sa scrivere come si deve, ironico ma profondo e soprattutto riconoscibile. Insomma, è in prima fila nella terza generazione cantautorale romana perché sa uscirne dai confini portandosi dietro il proprio stile. E ora, dopo sette anni di musica, è nel punto di equilibrio giusto per soddisfare i propri fan e conquistarne di nuovi.

Quando arrivò all'Ariston per la prima volta andò così così, sedicesimo.

«Era l'anno senza pubblico in sala a causa del Covid, il 2021, e in platea c'erano solo palloncini, che per rappresentano un incubo, una minaccia di esplosione. Però senza pubblico ho imparato a rapportarmi con la televisione».

Adesso deve farlo con il ruolo di favorito.

«Il vecchio me l'avrebbe vissuta con un po' di ansia. Ora invece dico che bello e mi godo il momento».

Lei ha vinto il Tenco e poi arriva al Festival, segno che la distanza e la diffidenza tra i due mondi sono sempre meno.

«Ha iniziato Claudio Baglioni con i suoi Festival ad abbattere i muri, da allora ho capito che il Festival era un posto anche per me.

Nella serata delle cover si esibirà con Francesca Fagnani in un super classico di Mina: Parole Parole.

«Gliel'ho proposto pensando di usare il mezzo televisivo guardando al passato, rievocando l'atmosfera della tv anni '60 e '70, favolosa. Diciamo che la nostra sarà una esibizione vintage».

Ma i ruoli saranno rispettati?

«In realtà io sarò in quello di Mina, lei in quello di Alberto Lupo, che nel brano la desidera».

Quindi Fuminacci si vestirà da donna?

«In realtà ci ho pensato per un attimo, ma poi l'idea rischiava di diventare qualcosa di carnevalesco. Lei magari sara vestita da sera, magari in smoking».

Stavolta Fagnani sarà la sua «belva».

«In effetti sì (sorride - ndr). Per la serata delle cover io volevo accanto a me una figura che stimassi ma che non fosse un cantante. Lei è austera e materna, mi mette a mio agio, è anche una psicologa a modo proprio».

Nel brano Stupida sfortuna si riferisce con ironia a «Sanremi e classifiche». Subisce la pressione dei numeri, dei piazzamenti, dello streaming?

«In realtà manco riesco a calcolare bene i numeri, non mi sento a mio agio, devo sempre chiedere spiegazione. I numeri che contano per me sono quelli reali degli spettatori a un concerto, non quelli astratti dello streaming».

Dopo Sanremo uscirà un disco che si intitola Calcinacci.

«Un disco con una identità stilistica che si concentra su di un periodo molto specifico nel quale mi sono ricostruito dopo la fine di una relazione importante».

Dalla quale è uscito ridotto «a calcinacci».

«Ma dai calcinacci si può sempre ricostruire».

Per non farsi mancare un'altra rima, il tour che seguirà si chiama «Palazzacci» (parte dal

Palazzo dello Sport di Roma il 6 aprile). A Sanremo in gara ci sarà anche Eddie Brock.

«Lo sa che andavamo a scuola insieme al Liceo Dante Alighieri di Roma, ricordo che andavamo a fumare di nascosto in bagno...».

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