Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:44
Musica

U2: “È punk resistere all’ansia dei social”

Nel club di Dublino dove suonavano mezzo secolo fa abbiamo parlato del loro nuovo album “Carnaval de Luz”

U2 tornano dopo nove anni con un nuovo album "CARNAVAL DE LUZ" in uscita il 13 novembre 2026. +++ FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI � NPK +++

nostro inviato a Dublino

Mezzo secolo esatto di storia.

Larry Mullen jr «La sensazione è che sia tutto volato via in un paio d’anni. E ora siamo nella posizione di celebrare la genuinità degli esordi evitando che l’esperienza renda la nostra musica ordinaria anziché speciale».

The Edge «Oggi la soglia di attenzione è cambiata e la forma album ha perso centralità rispetto alle singole canzoni. Spero che a Carnaval de Luz il pubblico dedichi il giusto tempo».

In effetti fa una certa emozione vedere gli U2, tutti e quattro da Bono a Edge ad Adam a Larry, seduti a un tavolo del McGonagles di South Anne Street qui a Dublino dove suonavano da ragazzini mezzo secolo fa e dove, detto tra noi, si conobbero Iris e Bob, il padre e la madre di Bono. Scale ripide. Corridoi stretti. Fumo e birra e whisky di tempi lontani. Locandine appese alle pareti. «Questo luogo - ricorda Bono quasi sussurrando - rappresentava il quartier generale delle idee più nuove e radicali di Dublino». Gli U2 si sono formati poco lontano da qui, alla Mount Temple Comprehensive School quando Larry Mullen espose in bacheca il fatidico annuncio «Batterista cerca musicisti per formare una band». In realtà, come hanno ammesso tutti gli altri, nessuno vide quell’annuncio ma ognuno si presentò ai provini grazie al passaparola. Da lì nacque una band da record che è riuscita a esibirsi per più di sette milioni di fan durante un solo tour, che in solo decennio (dal 2010 al 2020) ha incassato oltre un miliardo di dollari, che ha vinto ben 22 Grammy Awards e che, per non farsi mancare nulla, ha preso pure due nomination agli Oscar. In poche parole, se gli U2 non sono The greatest show on Earth, cioè il più grande spettacolo sulla Terra, come recita un titolo nel nuovo disco (e del tour mondiale che seguirà), poco ci manca. Difatti Carnaval de Luz è un album monumentale, nel senso che riassume lo sforzo monumentale di convivenza e creatività di quattro amici che mezzo secolo fa erano punk e oggi, ultrasessantenni, continuano a esserlo in modo riveduto e corretto in queste dodici canzoni, con le chitarre acute e lancinanti di The mirror makers o Silencio, il riff imponente di La Reina e la melodia che la riconosci subito di Midnight sunshine, tra l’altro dallo spirito molto vicino a Ordinary love del 2013. In più, su tutto, la voce di Bono, eggià, proprio quella che almeno due generazioni hanno sfruttato come passepartout per i propri sogni, le proprie speranze e pure per le proprie illusioni.

A proposito gli U2 sono ancora punk?

Bono «Il punk significa resistere alla malinconia e opporsi allo spirito dei tempi. La cultura viene prima delle politica e oggi assistiamo al tentativo di controllare il linguaggio e l’immaginazione attraverso i social media, generando un’epoca di ansia. È punk rifiutare questo condizionamento».

The Edge «Per noi il punk non è mai stato soltanto anarchia e distruzione, ma la spinta a ricostruire e a contribuire in modo energico sul piano musicale, culturale e politico».

Nelle note che accompagnano i brani c’è anche una frase dello scrittore irlandese Clive Staples Lewis: «Deridi il diavolo e fuggirà da te».

Bono «I regimi fascisti amano il linguaggio della violenza ma non sopportano di essere derisi o presi in giro. L’umorismo e la satira politica sono armi potentissime. Non a caso Hitler volle eliminare i surrealisti e i dadaisti perché non riusciva a tollerarli. Quando l’odio cerca di condizionare la società, il rock e la musica offrono una sana distrazione riaccendendo la speranza e facendoci pensare, come mi ha detto una volta mio figlio, che se il mondo è in guerra, noi non dovremmo esserlo».

Questo disco riaccende i riflettori sulla band dopo i due Ep e i concerti allo Sphere di Las Vegas.

The Edge «Le prime fasi del disco sono nate durante il lockdown. Poi, dopo Las Vegas, ci siamo messi al lavoro a pieno regime, lasciando anche a Larry il tempo necessario per riprendersi dagli interventi chirurgici (tra l’altro si dice che i problemi al collo potrebbero costringerlo a suonare solo una parte di ogni concerto - ndr).

Anche stavolta passerete da San Siro (il 5 e 6 luglio e, secondo indiscrezioni, anche l’8 e il 9).

Bono «Abbiamo tantissimi ricordi legati all’Italia, dal grande concerto di Reggio Emilia del 1997 fino agli show a Roma allo Stadio Flaminio, che furono anche tra i primi nostri concerti a cui assistette Brian Eno. Capì subito che noi non cercavamo di essere fighi a tutti i costi ma puntavamo al coinvolgimento emotivo. Come disse il critico Robert Hilburn: Quando vai a vedere i Rolling Stones ti senti fantastico con te stesso; quando vai a vedere gli U2 ti senti fantastico verso la persona che ti sta accanto».

Ma come mai stavolta avete evocato l’idea del Carnevale.

Bono «Eravamo stati a Salvador de Bahia con Quincy Jones per vivere la radice autentica del Carnevale, che è una esperienza fatta di ritmo, sudore, festa e comunione interpersonale. Non a caso in Spagna, ai tempi di Franco, il Carnevale era vietato. Diciamo che sul piano musicale siamo tornati all’essenzialità dei dischi che ci hanno influenzato agli esordi, come quelli di Patti Smith o dei Television».

Comunque pochi si aspettavano che avreste cantato con Dolly Parton, mancata il 25 agosto.

Bono «In un mondo che non riesce ad andare d’accordo su nulla, lei è l’unica figura che unisce pubblici diametralmente opposti. Le abbiamo proposto alcuni brani, ma uno di loro le sembrava troppo irlandese. Così ci ha sfidato a sviluppare un suo brano, intitolato Torn. Sapevamo che era malata e che si è alzata dal letto appositamente per cantare ma ha dato una dimostrazione di maestria vocale assoluta. Nelle strofe si avverte il peso dell’età, ma quando la voce sale verso l’alto canta con la freschezza di una ragazzina in quella che, ormai si può dire, è stata senza dubbio una delle sue miglior interpretazioni di sempre».

Commenti