Il più delle volte acquistare una casa significa accendere un mutuo: in Italia oltre la metà delle abitazioni viene comprata ricorrendo a un prestito. Nell'ultimo anno il 53% di chi ha fatto il grande passo è andato a bussare alle porte di una banca. Una percentuale alta, ma ridotta rispetto ai primi anni del 2000, quando si sfiorava addirittura il 70%.
In quattro anni si è consumata, così una caduta del 20%, con un balzo indietro che riporta agli anni Novanta. A tracciare l'andamento di questo delicato mercato, alla vigilia del via alla moratoria sui mutui per le famiglie, è l'istituto di studi e ricerche Scenari Immobiliari. Secondo il presidente Mario Breglia i mutui ipotecari sono la «moneta» preferita per chi acquista «prime case, di taglio medio piccolo, con un prezzo che non supera i 250 mila euro». Ecco che - aggiunge - «il 90% delle transazioni che avvengono sul mercato residenziale di valore medio-basso contemplano l'aiuto della banca». La crisi però ha gelato il settore: sono spariti molti acquirenti e molti istituti di credito hanno smesso di dare soldi a chi non è in grado di offrire le garanzie necessarie.
È un dato di fatto, spiega Breglia, «il peggioramento della qualità del credito». In realtà, tanti italiani avevano fatto a meno di chiedere un prestito alla banca già in tempi non sospetti, pre-crac Lehmann Brothers: secondo Scenari Immobiliari il ribasso va avanti dal 2006, da quando cioè le rate sono aumentate, a causa della stretta sui tassi. Così dopo il boom del 2005, che ha visto il numero di compravendite con mutuo toccare quota 66%, oggi la percentuale si ferma al 53%, segnando un calo di 13 punti.
La discesa è poi un tonfo se si guarda al Centro-Sud, qui in quattro anni il terreno perso arriva quasi a 20 punti percentuali. Basti pensare che al Mezzogiorno nel 2009 gli acquisti con prestito sono stati appena il 36% sul totale.
Mutui, dopo il tonfo un 2010 in ripresa
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