Annunciate le nuove aperture agli Scavi di Pompei

Dalla domus di Leda e il Cigno alle Terme Centrali, finora inaccessibili ai visitatori. La "mappa" dei tesori restituiti ai turisti

Nuove aperture al pubblico agli Scavi di Pompei, ecco la via del Vesuvio. La strada, lunga tre chilometri, costeggia l’intera area della Regio V, la porzione dell’antica città che solo da qualche mese è stata interessata da una costante e attiva campagna di scavi. Che ha riservato più di una (bella) sorpresa.

Tra queste c’è la domus di Leda e il Cigno, che per la prima volta sarà svelata e accessibile ai visitatori del Parco Archeologico pompeiano. Si tratta di uno dei ritrovamenti che più hanno destato l’interesse degli archeologi e del pubblico. La casa deve il suo nome all’affresco scoperto nel cubiculo, la “stanza da letto”. Ritrae la scena mitica del congiungimento carnale di Zeus, in forma di cigno, con Leda regina di Sparta. Secondo alcune delle versioni più diffuse del mito, dall’amplesso nacquero Elena, per le cui grazie gli Achei distruggeranno la fiorente città di Troia, e Polluce, il “divino” dei Dioscuri. Il fratello Castore e la sorella Clitemnestra, poi sposata al re di Micene Agamennone che uccise di ritorno da Ilio con l’ausilio dell’amante Egisto, invece furono dalla stessa Leda concepiti la sera stessa unendosi al marito Tindaro. Nella domus, inoltre, è presente anche un altro affresco di tema mitico: questo ritrae la triste vicenda del bellissimo e imprudente Narciso dipinto nell'atto di specchiarsi nelle acque che lo ghermiranno per sempre.

Ma non è tutto, perché torna visitabile il complesso delle Terme Centrali, finora sempre inaccessibile al pubblico. Si tratta di uno degli ambienti che dovette essere tra i più vivaci dell’antica città. Alle Terme, inoltre, sarà visibile anche il calco dello scheletro di un bambino, vittima dell’eruzione che distrusse la città, conservato all’ingresso del complesso e rinvenuto proprio durante i lavori che hanno interessato la struttura. La scoperta si registrò nell’aprile del 2018 e rappresentò un’autentica sorpresa per gli studiosi. L’area, infatti, era già stata più e più volte investigata e sottoposta agli scavi, addirittura dagli anni ’70 del 1800. I suoi resti furono rinvenuti durante la pulizia dell'ambiente che dava accesso alle Terme. Qui lo sfortunato bimbo, la cui età è stata stimata in appena sette-otto anni, aveva inteso cercare un riparo alla tragedia dell’eruzione del vulcano.

Infine è stata riaperta, dopo gli interventi per la necessaria manutenzione, la casa degli Amorini Dorati, struttura che si conferma interessante per (almeno) due ragioni. La prima riguarda la presenza di elementi religiosi che richiamano il culto di Iside; la seconda perché la domus appartenne a un lontano parente di Poppea, la celeberrima (seconda) moglie dell’imperatore Nerone.

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