Sangue infetto, assolti con formula piena Poggiolini e gli altri imputati

Il processo aveva come obiettivo quello di stabilire le responsabilità per la morte di otto persone, pazienti emofiliaci, che avevano contratto l’Aids e l’epatite virale dopo la somministrazione di emoderivati

Sangue infetto, assolti con formula piena Poggiolini e gli altri imputati

Sono stati tutti assolti, perché “il fatto non sussiste”. Si è concluso con un nulla di fatto il lungo processo, iniziato due anni fa a Napoli, sulla vicenda dei decessi che sarebbero stati causati da trasfusioni di sangue infetto. Alla sbarra nove imputati, tra cui Duilio Poggiolini, all'epoca direttore sanitario del servizio farmaceutico del Ministero della Sanità, e gli ex manager e tecnici del Gruppo Marcucci, Enzo Bucci, Giovanni Rinaldi e Roberto Passino.

Il processo aveva come obiettivo quello di stabilire le responsabilità per la morte di otto persone, pazienti emofiliaci, che avevano contratto l’Aids e l’epatite virale dopo la somministrazione di emoderivati. Il caso, che ha ricevuto anche la condanna di Strasburgo, risale agli anni ’90 anche se l'ultimo decesso è avvenuto nel 2011. Gli imputati erano accusati di omicidio colposo plurimo, con l'aggravante di aver sottovalutato le misure di prevenzione che la comunità internazionale imponeva già dal 1990.

In particolare Poggiolini, secondo i pubblici ministeri, aveva favorito le aziende Sclavo e Farmabiagini attraverso omissioni, agevolazioni e autorizzazioni. Le sacche di sangue utilizzate, che avrebbero dovuto salvare la vita ai pazienti emofiliaci, erano invece infettate dai virus dell'Hiv e dell'epatite B. I contagiati sarebbero stati a decine di migliaia in tutta Italia. Ieri la sentenza, con l’assoluzione piena degli imputati, perché il fatto non sussiste.

Le reazioni al giudizio dei giudici sono state immediate. "Noi abbandonati dallo Stato. L'assoluzione degli imputati ce l'aspettavamo, conoscendo le difficoltà del processo e i limiti che la legge impone. Quello che ci ha spiazzati è la formula adottata, perché è come dire che quelle morti non ci sono state. Ed è come se fossero morte un'altra volta. Questo fa molto male. Una formula dubitativa avrebbe lasciato uno spiraglio, una speranza, e invece...". Luigi Ambrosio è il presidente del Comitato 2010/92 per un'equa giustizia. "Sono anche uno di quelli che chiamano sopravvissuti", dice, a Il Mattino di Napoli, accettando di raccontare la sua storia.

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