La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente la revoca del finanziamento comunitario da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia. La decisione arriva come diretta conseguenza del caso legato alla riapertura del padiglione russo. A dare l'annuncio via social è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione, confermando che l'esecutivo dell'Unione Europea ha già inoltrato le sue raccomandazioni all'Agenzia esecutiva europea per l'istruzione e la cultura (Eacea), l'ente tecnico che gestisce i fondi.
“Ciò fa seguito a un'attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del padiglione russo”, ha spiegato Virkkunen, evidenziando che “la cultura in Europa, finanziata con i soldi dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici”, i quali “non sono rispettati nella Russia di oggi”. La Mostra sarà visibile fino al prossimo novembre. La riapertura dello spazio espositivo è stata fortemente voluta dal presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha difeso la scelta in nome della libertà culturale e dell'arte come “ponte di pace”. Il Padiglione è rimasto accessibile solo per pochissimi giorni agli addetti ai lavori prima di essere chiuso al pubblico generale ma è finito subito nel mirino della critica e della politica.
Contro la riapertura si era espresso anche il governo, con in testa il ministro Alessandro Giuli, che aveva inviato gli ispettori a Venezia. L’iter per la revoca dei fondi è stato avviato lo scorso 10 aprile e il 23 aprile la revoca era stata comunicata ufficialmente, fornendo all’organizzazione un mese di tempo per le ragioni che, visto l’esito, non sono state accolte alla Commissione Ue. “La Biennale di Venezia è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche burocrate di Bruxelles non riesce a capirlo, ce ne faremo una ragione.
Chiederemo che sia il Governo italiano a integrare integralmente le risorse eventualmente negate dall’Unione europea. La cultura italiana non si piega ai diktat di Bruxelles”, si legge in una nota della Lega.