C'è grande dolore per la prematura scomparsa di Antonio Sardano, Sergio Martinelli e Maicol Zenatti. Questi i nomi dei tre alpinisti morti nella giornata di ieri – sabato 13 giugno – in un incidente avvenuto sul Gran Paradiso.
Di Antonio Sardano sappiamo che aveva 49 anni ed era un volto molto noto nel contesto di Trentino Emergenza, con cui collaborava da tempo. Sardano ha infatti dedicato tutto se stesso al soccorso e all'assistenza su campo. Stando a quanto riferito dall'Azienda sanitaria integrata del Trentino, Sardano aveva cominciato come autista soccorritore fino a diventare una figura importante nella Centrale operativa per quanto concerne i trasporti sanitari programmati. Ha contribuito allo sviluppo del servizio 116117, agendo come referente di turno. La sua morte ha sconvolto l'intera comunità.
Sergio Martinelli, di 29 anni, era invece un economista e un data analyst. Originario di Trento, aveva maturato esperienza nel settore della cooperazione ed era una figura molto apprezzata. Era iscritto alla Sosat (Sezione Operaia Società Alpinistica Tridentina).
Maicol Zenatti, informatico e imprenditore di 39 anni, era originario di Brentonico. L'uomo è stato il cofondatore di Pigmento Lab, società che si occupa di sviluppare soluzioni digitali. Chi lo conosce lo ricorda come un giovane appassionato di tecnologia.
Stando a quanto riferito, i tre uomini stavano salendo dalla parete Nord quando è accaduto il terribile incidente. L'allarme è scattato intorno alle 19.30, quando non sono rientrati. I soccorsi sono riusciti a rintracciarli grazie a un localizzatore Gps: i tre sono stati rinvenuti a quota 3.600 metri. Erano alla base della parete.
"È una tragedia che colpisce profondamente l'intera comunità della montagna. Desideriamo esprimere la nostra più sincera vicinanza alle famiglie, agli amici e a tutte le persone che hanno condiviso con loro la passione per la montagna e per l'alpinismo", ha dichiarato il presidente della SAT Cristian Ferrari in un post pubblicato su Facebook. "Di fronte a una tragedia come questa le parole sono difficili. Parliamo di persone che conoscevano la montagna, che la frequentavano con esperienza, preparazione e rispetto. Ed è forse proprio questo che rende ancora più doloroso quanto accaduto.
La montagna non è mai una conquista definitiva: richiede competenza, prudenza e umiltà, e conserva sempre una dimensione che sfugge al nostro controllo. In momenti come questi sentiamo tutta la fragilità della condizione umana di fronte all'ambiente che amiamo e frequentiamo. Rimane il dolore per una perdita che coinvolge l'intera comunità alpinistica trentina".