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Albanese sul palco del 1° maggio: "Bambini di Gaza sacrificabili, qui si picchia chi denuncia il genocidio"

Il lavoro passa ancora una volta in secondo piano ai concerti per il Primo Maggio, dove spopolano le bandiere per la Palestina

Albanese sul palco del 1° maggio: "Bambini di Gaza sacrificabili, qui si picchia chi denuncia il genocidio"
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Primo Maggio dai palchi d’Italia con il lavoro che, come spesso accade, scivola in secondo piano. Non è di moda come Gaza o come la Flotilla, quindi non è particolarmente considerato, soprattutto dai giovanissimi artisti sul palco. Tante le bandiere della Palestina sotto il palco del Concertone di Roma, altrettante a Taranto, in attesa che nel capoluogo ionico salga sul palco Francesca Albanese.

“Taranto per molti versi è come la Palestina, è un duplice emblema di una sconfitta collettiva, ma anche della nostra possibilità di salvezza. È una ferita aperta, visibile, eppure scomoda, ignorata. Taranto come la Palestina è una zona di sacrificio. Un luogo in cui le regole vengono sospese. Violate, interpretate. Per volontà di pochi a discapito di molti. Mentre pochi continuano ad arricchirsi tanti continuano a morire ad ammalarsi a Taranto, dentro e fuori la fabbrica, in Palestina sotto le bombe”, ha dichiarato Albanese appena salita sul palco del concerto tarantino. “I bambini di Taranto sono sacrificabili come i bambini di Gaza”, ha aggiunto. E poi ha concluso: “Nel frattempo, soprattutto in occidente si arrestano, si picchiano si sanzionano quelli che il genocidio lo denunciano, mentre chi lo ordina, chi lo commette viene ricevuto dalle istituzioni o protetto dalle forze dell'ordine in luoghi di villeggiatura”.

“Il giorno dei lavoratori va commemorato e non festeggiato, come si fa a 500 km da qui mentre si festeggia con un grande concerto, sponsorizzato tra gli altri dall'Eni, un'azienda che è un emblema, certo non il peggiore, dello sfruttamento dell'ambiente e delle persone che lo abitano. Oggi per me stare in questo luogo è un' occasione per ricordare che la consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione. A Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa”, ha dichiarato ancora Albanese.

“Persone altruiste dirette in Palestina con beni di prima necessità sono state arrestate in acque internazionali ben prima che arrivassero alla loro meta”, ha dichiarato il cantante Dutch Nazari, chiedendo alla piazza di urlare perché “arrivi alle orecchie di chi governa, per dirgli che le parole di condanna vanno bene, però alle parole devono seguire i fatti”. Dutch Nazari ha quindi aggiunto: “Palestina libera”. Anche Emma Nolde dal palco di Roma ha parlato della Flotilla e della Palestina: “Siamo tanti qui sulle onde per la Global Sumud Flotilla”. Nico Arezzo a margine della sua esibizione ha raccontato: “La scorsa settimana ho avuto la fortuna di suonare prima della partenza della Flotilla. Prima di salire su questo palco pensi a tantissime cose che si possono dire, in realtà è difficile. Ti senti responsabile e io nel mio piccolo ho provato a portare la mia battaglia personale: cercare di far capire che un quadro è bellissimo, ma bisogna far sì che chi fa il quadro possa avere gli strumenti giusti per farlo”. Francamente, dopo essere scesa dal palco, ha dichiarato: “Quando si inizia a infrangere il diritto internazionale è difficile tornare indietro. È quindi nostro dovere tenere l'attenzione alta. Quello che sta succedendo in Palestina è genocidio ed è giusto che si alzi la testa e la voce”.

È stata invece oggetto di polemica la rivisitazione di Delia di Bella Ciao, perché la cantante siciliana ha sostituito la parola “partigiano” con “essere umano”, scatenando l’ira dei puristi, che hanno criticato la cantante anche per aver inserito parti in siciliano. “Fare questo cambio non significa non prendere una posizione, ma allargare dato tutto ciò che sta succedendo in questi giorni.

La guerra. Usare la parola essere umano fa capire che non è solo una cosa che riguarda il passato, quello che è successo in Italia con la Resistenza, ma qualcosa che succede ancora oggi”, si è giustificata successivamente.

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