“La tanto attesa decisione è arrivata spezzandoci il cuore”. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, genitori dei tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco, commentano così, in un video diffuso dal loro avvocato Simone Pillon, il provvedimento del Tribunale dell’Aquila che ha disposto un percorso di reinserimento progressivo dei loro figli, allontanati dalla famiglia ormI da mesi. La coppia ha annunciato il ricorso in particolare contro l’obbligo di iscrivere i figli alla scuola pubblica. “I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai 10 mesi e ora dovranno fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, rimanendo in una casa famiglia. Chissà per quanto tempo. Rimaniamo convinti dall’urgenza di riportare i nostri preziosi bambini alla sicurezza, alle cure e all’amore della loro famiglia” spiegano profondamente toccati dalla decisione presa.
“L’allarme dei genitori: “La salute dei bambini è a rischio”
“Siamo profondamente preoccupati per la loro salute e il loro benessere. I medici che li hanno in cura hanno scritto: ‘La salute dei bambini è a grave rischio e l’unico modo per ridurre tale rischio è riportarli immediatamente a casa’. Tutto ciò è stato ignorato”. I tre bambini si trovano da mesi in una casa famiglia a Vasto. La potestà genitoriale era stata sospesa nel novembre 2025. Fino a marzo la madre aveva vissuto nella struttura, prima di essere allontanata.
La battaglia sull’istruzione dei figli
“Ora saranno iscritti alla scuola pubblica, nonostante abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare simile a quello seguito fino ad oggi anche in casa famiglia. Riteniamo che questa decisione non rispetti i nostri diritti e quelli dei nostri figli. Faremo ricorso come previsto dalla legge, chiedendo che vengano prese in considerazione le esigenze di salute dei nostri figli e il nostro e il loro diritto all’istruzione domiciliare”. I due hanno poi continuato: “Abbiamo scelto Italia per le sue libertà e i diritti che tutelano migliaia di famiglie in tutto il Paese che hanno optato per istruzione parentale, per il profondo rispetto e l’amore per i legami familiari e per la vita rurale, una cultura costruita sulla resilienza e la forza delle persone in campagna”. Nel 2021 la famiglia aveva acquistato un terreno nel bosco di Palmoli, dove viveva in un casolare privo di acqua corrente ed elettricità, ritenuto non sicuro per i minori. Per il ritorno aveva iniziato a costruire una nuova abitazione.
Il messaggio alle altre famiglie
“Abbiamo collaborato e continueremo a collaborare e a impegnarci con tutti, anche in momenti di estremo stress e di costante preoccupazione per i nostri figli, consapevoli della loro sofferenza quotidiana”. Esprimono inoltra “profonda gratitudine” al team di psicologi, al professor Cantelmi e al dottor Aiello, all’avvocato Simone Pillon e al suo team, alla famiglia, agli amici, alle équipe di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale di Atessa e a tutte le persone che li sostengono in Italia e nel mondo. “Con grande coraggio molti ci hanno scritto condividendo le loro triste storie e rivelandoci che molti bambini e famiglie in Italia e nel mondo sono costretti a subire. Troppi bambini come i nostri sono stati separati dai genitori e dalla loro casa e anche loro hanno bisogno di aiuto. Ci auguriamo che il dolore della nostra storia possa essere una luce di cambiamento, un cammino verso la libertà in un tunnel oscuro per tutte le famiglie e i bambini”.
Le parole dell’avvocato Pillon
Pillon ha spiegato di avere “chiesto una riunione con tutti gli attori istituzionali” dopo l’ultima pronuncia del Tribunale. “Sia la tutrice che la curatrice nonchè i medici della NPI di Atessa hanno immediatamente offerto la loro disponibilità. Spiace prendere al contrario atto che il Servizio Sociale affidatario abbia rimandato sia la disponibilità sia, e ciò è più grave, la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori”. Secondo Pillon, a oggi non sarebbe stato avviato il programma di rientro né proposta una data per l’incontro tra le parti. “Si prende pertanto atto dell’inerzia e della inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche, che non è giusto siano fatte pagare ai minori”. Pillon aggiunge inoltre che non è “ammissibile che i minori, dopo mesi di permanenza in casa famiglia, vedano ulteriormente compressi per ragioni amministrative i loro, sia pur minimali, diritti per come riconosciuti dal decreto in vigore”.
Cosa prevede il provvedimento
Il provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, depositato lunedì, ha dato il via libera a un percorso di ricongiungimento tra bambini e genitori, senza prevedere il rientro definitivo immediato. Il ritorno avverrà quindi per tappe, con momenti diurni e nel fine settimana, sotto il monitoraggio dei servizi sociali, che dovranno verificare il reinserimento.
