Silenzio, unico rumore il vento. Emozioni. Simboli. La mano di Sergio Mattarella, che resta sospesa per qualche secondo prima di sfiorare appena le bare: la carezza dell’Italia ai suoi quattro figli morti in missione. La commozione di Giorgia Meloni, che lei cerca di nascondere combattendo con i capelli scompigliati. La faccia impietrita di Guido Crosetto. Le spalle curve di Antonio Tajani, generali, bandiere, tristezza. La benedizione del cardinale. Il picchetto d’onore. I tricolori che avvolgono i feretri dei sergenti dell’esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi e dei due appartenenti al corpo militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci.
Nuvole grigie, fa freddo. Erano in Bosnia impegnati nell’operazione Eufor Althea, li ha riportati indietro a Ciampino un C-130 dell’aeronautica, insieme a undici feriti nello schianto dell’elicottero Chinook. Sulla pista una cerimonia breve, sentita. I parenti sono nella saletta vip e al termine dell’omaggio vengono raggiunti dai rappresentanti dello Stato. Mattarella trova qualche parola per tutti, la premier, che ha condiviso un post di Daniel Sorza, il fotografo influencer delle forze armate che aveva ritratto la Procacci durante la sfilata del Due giugno, li abbraccia.
Alle 13,30 il corteo funebre lascia l’aeroporto diretto al Celio, dove è stata allestita la camera ardente per Ruggia, Marchesi e Zecchillo e dove li aspettano i commilitoni dei reggimenti Antares e Reos La salma di Laura Procacci, deceduta alcune ore dopo l’incidente in un ospedale bosniaco, viene invece trasferita al policlinico Tor Vergata per l’autopsia. Oggi alle nove nella basilica di Santa Maria degli Angeli le esequie solenni di Stato. Da Tuzla, dove è ricoverato, parla il tenente colonnello Flavio Favari, il terzo componente della squadra Medevac della Cri. «È un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo soltanto che è stata questione di un secondo, un impatto violentissimo. La procura di Roma indaga sull’incidente e ha ordinato l’esame autoptico della sergente della Croce Rossa. Il pm Francesco Saverio Musolino procede ufficialmente contro ignoti. L’ipotesi di reato è disastro colposo, omicidio colposo e lesioni.
Gli inquirenti hanno già ascoltato, attraverso le forze dell’ordine spedite in Bosnia, i tre piloti del Chinook e i sopravvissuti, però non si esclude che, appena le loro condizioni lo consentiranno, verranno di nuovo sentiti. Che è successo all’elicottero? Al momento la pista più accreditata è quella della improvvisa avaria del mezzo. Però, sottolineano in procura, «più chiarezza verrà dalla consulenza tecnica». E sulla tragedia, oltre ai magistrati bosniaci, indagano pure i pubblici ministeri della procura militare, che procedono per perdita colposa di aeromobile. Il Chinook era impegnato in un’evacuazione medica. Era partito da Viterbo e aveva a bordo 15 militari prima di precipitare in un campo a Brcko. Adesso si esamineranno i rottami, la scatola nera e un filmato pochi minuti prima del crash.
