Si è chiusa definitivamente la vicenda del centro islamico Darus Salaam di Monfalcone, che dal 2023 era al centro di un contenzioso tra l’associazione che lo gestiva e il Comune in merito alla sua destinazione d’uso in base al regolamento edilizio locale. Infatti, il centro islamico utilizzava i locali di via Duca d’Aosta come luogo di culto e di preghiera collettiva, violando il regolamento. Quest’oggi le chiavi sono state consegnate all’amministrazione comunale.
“Siamo entrati in possesso della moschea abusiva di via Duca d’Aosta. Quella capitanata proprio dal candidato sindaco del primo partito islamico d’Italia, quella che, nonostante le ordinanze del Comune e le sentenze dei giudici, continuava a infrangere la legge. E allora il Comune l’ha acquisita gratuitamente al proprio patrimonio, come legittima conseguenza delle continue violazioni”, ha dichiarato Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega ed ex sindaco di Monfalcone. “Lì dove regnavano illegalità e abusi, dove abbiamo denunciato integralismo e odio verso l’Occidente, dove si progettava la creazione del primo partito islamico d’Italia, dove le attività erano finanziate, per quanto emerso, anche attraverso il racket del ‘pizzo islamico’, ora sorgerà uno spazio pubblico. È la prima volta in Italia che si arriva a un risultato di questa portata”, ha spiegato ancora l’onorevole.
“Abbiamo dimostrato che si può fare. E quello che è successo è diventato un precedente per tutti i sindaci d’Italia. Da qui oggi continua il nostro lavoro, ormai nazionale, per sbarrare le porte alle moschee abusive, pretendere ovunque il rispetto della legge e mettere paletti chiari all’esercizio del culto islamico, contrastando integralismo e radicalizzazione negli scantinati sotto casa nostra”, ha concluso Cisint, che per prima aveva avviato la battaglia per riportare la legalità in quello spazio. L’Amministrazione provvederà alla sistemazione dei locali e successivamente valuterà quale utilizzo possa rispondere meglio alle esigenze della città. Si chiude definitivamente la complessa vicenda amministrativa e giudiziaria. Il Comune ne aveva ordinato la riconversione alla funzione originaria ma l’inosservanza di tale disposizione ha poi fatto scattare l’esproprio dell’immobile, entrato a far parte dei beni comunali con relativa intavolazione a nome dell’Ente.
