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Il Generali Stadium ha la forma di un catino, avrà 71.500 posti e sarà pronto per la stagione 2031-32. Le due curve saranno vicinissime al campo e dall'esterno gli elementi richiameranno Duomo, Galleria e Torre Velasca

Il nuovo stadio tra skyline e futuro

Foster e Manica svelano l’impianto da 71.500 posti: “Avrà la forma di un catino posato su un podio, le curve saranno due muri vicinissimi”

Una immagine del Il nuovo stadio di Milano che si chiamer� 'Generali Stadium', diffusa il 29 ottobre 2026. ANSA/ UFFIICO STAMPA ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Ha dell’incredibile ma ci sono voluti 8 anni per arrivare dall’idea a un rendering. Era dicembre 2018 quando il sindaco Beppe Sala svelò che i club avevano proposto al Comune di demolire il Meazza e costruire un impianto nuovo di zecca. «Non è un tabù» disse, salvo ingranare la retromarcia alle prime proteste di tifosi e comitati. In mezzo, dibattiti pubblici, comitati Salva Meazza, minacce di traslocare a Rozzano (l’Inter) o a San Donato (il Milan), ricorsi, inchieste. Adesso ci sono i rendering e la dichiarazione d’impegno dei club: «Opening Campionato 2031/32» la scritta proiettata ieri alla fine della presentazione del nuovo stadio con gli architetti Norman Foster e David Manica che insieme hanno già ridisegnato nel 2006 il Wembley Stadium a Londra. Cantieri dal 2028 (...)

(...) (non più dal secondo semestre 2027) e fine lavori 2031, tassativo per non perdere il «treno» di Euro 2032, Milano si candida con il nuovo impianto. I cittadini potranno scoprire il plastico da oggi a domenica nella tensostruttura allestita nel Cortile del Castello Sforzesco, ieri l’evento a inviti con (tra gli altri) il sindaco Beppe Sala, il governatore Attilio Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la vice Licia Ronzulli, il commissario Figc Giovanni Malagò, Adriano Galliani, squadre al completo e vecchie glorie (da Bergomi a Costacurta), l’olimpionica Arianna Fontana. Padroni di casa il presidente rossonero Paolo Scaroni e dell’Inter Beppe Marotta, presenti anche alla preview alla stampa nel pomeriggio con top manager delle proprietà, Redbird e Oaktree. Blitz degli ultras Inter al grido «giù le mani dal nostro stadio» e lo striscione «luci a San Siro non le spegnerete mai».

C’è già il nome, a sorpresa. Addio Meazza (di cui sopravviverà il 9%, demolizione dal 2031), il nuovo stadio si chiamerà «Generali Stadium». Avrà la forma di un catino posizionato su un podio che lo sopraeleverà. La facciata esterna, una struttura a X in cemento prefabbricato, richiama le nervature delle guglie e la pietra del Duomo ma ci sono omaggi anche alla Galleria, alla Torre Velasca, all’ingegneria di Giò Ponti. «Un impianto inarcato verso il passato e inclinato verso il futuro, diventerà un’icona e una nuova destinazione» assicura Foster ricordando che il Meazza è una leggenda ma aggiungendo anche che «l’essenza dello stadio sono i suoi tifosi». E quindi, nella nuova casa di Milan e Inter come assicura Manica troveranno «migliore visibilità da tutti i livelli e comfort» con poltrone più ampie e distanziate, accessibilità a tutti i settori grazie a nuovi ascensori, scale mobili. Stadio da 71.500 posti, 11mila premium, circa 11.600 dedicati alle curve che godranno dell’inclinazione massima a 37 gradi come il muro giallo di Dortmund per «creare intimità, esperienza e rumore, fondamentale per i club». I numeri: 60 metri di altezza massima per le curve, 70 metri dal campo, 270 da curva a curva, 244 da tribuna a tribuna. Ottanta diamanti in menbrana caratterizzano la struttura (con luci a led) e gli ingressi. Alla base ristoranti, bar, marchandising, museo, ci sarà parcheggio interrato. I piani superiori sono pensati come portici con vista della città. Uno stadio vivo 365 giorni all’anno. «Sarà al top rispetto agli altri stadi del mondo» scommette Manica. «Due squadre leggendarie, uno stadio come San Siro che ha un’anima vibrante che va al di là del calcio, è un leggendario punto di riferimento. Per noi creare qualcosa che avesse tutte queste qualità e aggiornare questi spazi è una sfida affascinante» assicura Foster. «L’anima del progetto - ribadisce Manica - sono le due curve, le abbiamo considerate come due muri di persone il più vicine possibile per creare atmosfera e rumore. Un catino a 360 gradi e copertura di tutti i sedili. Il rumore diventerà parte importante dell’esperienza». Nelle curve troveranno posto 11.700 persone e la forma consentirà di spostarsi fluidamente e separatamente. Un impianto immerso in una nuova cittadella commerciale e sportiva, «diventerà un punto di riferimento nel mondo, una nuova destinazione, un luogo iconico al di là della pura funzione e immediatamente riconoscibile a distanza» garantisce Foster. Via agli schieramenti.

Chiara Campo