La cosa più sicura è che mancherà più lui a noi, che noi a lui. Anche se del dialogo e del confronto d’idee e di pensieri, Alfredo Mantica aveva fatto una ragione di vita, prima ancora che il suo habitus da politico. E così se n’è andato a 83 anni, con la discrezione del gentiluomo che ha accompagnato la lunga carriera in parlamento e al governo. Ma non solo, perché tanti ieri hanno raccontato quanto sia stato uomo di partito e dunque di parte, ma senza mai derogare dal sacro rispetto dovuto alle istituzioni. Perfetto interprete di quell’etica politica della destra (quella più vera e rigorosa) che ha attraversato, restando un esempio nelle difficili stagioni del Movimento sociale italiano, di An e Pdl, per essere poi tra i pochi che nel dicembre del 2012 diedero vita al gruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Eletto nel 1987 a Palazzo Madama con il Msi, è stato sottosegretario agli Affari esteri nei governi Berlusconi. Cultore della geopolitica, faceva della competenza il faro dell’azione. «La sua esperienza - ha detto il presidente del Senato Ignazio la Russa -, la sua conoscenza della politica internazionale e il suo impegno per l’Italia, hanno rappresentato un patrimonio importante. Ma oggi, nel momento del dolore, il ricordo istituzionale lascia spazio a quello personale. Ricordo Alfredo per la sua intelligenza, la sua curiosità, la sua schiettezza e per quella capacità, non comune, di affrontare anche i momenti più difficili con lucidità e determinazione». Qualcuno, per ricordarlo, ha postato una sua foto sul palco di un comizio in piazza Duomo con Romualdi, Staiti di Cuddia e Biglia. Quanto mancano.

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