"L'autista? Nessun malore". A Mestre l'ipotesi guasto

L'autopsia certifica che il cuore di Rizzotto era sano. Accertamenti sui freni e sulla tenuta del guardrail

"L'autista? Nessun malore". A Mestre l'ipotesi guasto
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Cuore sano, si esclude l'infarto. E a Mestre arriva l'ispettore del Mit Placido Migliorino, già consulente per il ponte Morandi. Primi risultati dell'autopsia sul corpo dell'autista del bus precipitato dal viadotto della Vempa: Alberto Rizzotto, la 21esima vittima del drammatico incidente costato la vita a 20 turisti stranieri oltre i 15 feriti, non avrebbe avuto un malore. È ciò che emerge dalle prime relazioni arrivate ai pm della Procura di Venezia che indagano per omicidio stradale plurimo.

L'uomo non si sarebbe accasciato al volante ma avrebbe cercato di fermare il mezzo per un guasto ai freni. È la nuova ipotesi degli inquirenti alla luce degli esami medico legali. Una tesi che non esclude del tutto altre patologie. Tanto che i medici legali dell'Università di Padova, Guido Viel e Roberto Rondolini, hanno programmato altri accertamenti. Uno fondamentale per chiarire se Rizzotto sia morto o abbia perso i sensi prima dello schianto. «Per un'analisi autoptica completa ci vorranno almeno 10 giorni» spiega il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi. Tre gli iscritti sul registro degli indagati: Massimo Fiorese, ad de La linea proprietaria del bus, Roberto Bussolo, dirigente del Comune di Venezia responsabile della mobilità e Alberto Cesaro, funzionario sempre alla Mobilità.

Il 25 ottobre, spiegano in Procura, inizierà la perizia sul guardrail «accartocciato» dall'autobus nella fase finale dell'urto, affidata a un team di esperti in infrastrutture stradali. «Le verifiche - spiega Migliorino - riguarderanno i sistemi di tenuta, lo stato dello barriera e il rispetto della normativa. Andrò a verificare gli ancoraggi ed elementi strutturali ma il filone principale è sulle barriere laterali». Per la superperizia sul bus precipitato lungo la ferrovia bisognerà attendere. Le batterie al litio del mezzo elettrico, che hanno sprigionato gas nell'impatto, non sono ancora in condizioni di sicurezza. Poche ma granitiche le certezze: imboccata la rampa Giorgio Rizzardi il bus decelera e sbanda per 50 metri «strusciando» il guardrail 27 volte, nessun segno di frenata, bassa velocità (dai 36 ai 6 km l'ora quando precipita), nessun tentativo di controsterzare.

Elementi che farebbero pensare a un guasto alla centralina che comanda sia i freni che lo sterzo. Rizzotto, sempre nell'ipotesi che fosse in sé, poteva fermare il mezzo solo urtando le protezioni laterali. Protezioni che, vecchie e inadeguate, non reggono.

Una volta entrato nel «buco», ovvero nell'apertura di 5 metri fra un tratto di guardrail e l'altro, le 13 tonnellate con 36 persone a bordo sbandano oltre la carreggiata, finendo in parte sulla banchina laterale. Lastre di cemento armato sottodimensionate per reggere un carico del genere. La banchina si sgretola, il bus prosegue un paio di metri la corsa distruggendo il guardrail per poi precipitare nel vuoto.

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