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Nazionale

L’Etna cancella 700 voli a Catania. Musumeci: “Lo scalo va spostato”

Le ceneri del vulcano paralizzano il turismo, oggi ancora chiuso. Assoesercenti: “Persi 24 milioni”. L’idea del trasloco dell’aeroporto: “Impossibile la convivenza con il cratere attivo più grande d’Europa”

Etna in eruzione disagi passeggeri

I turisti più fortunati si sono visti spostare il volo su Palermo o su Trapani. Gli altri 100mila hanno dovuto riprogrammare la vacanza in Sicilia. L’aeroporto di Catania è totalmente in tilt, oscurato dalle ceneri vulcaniche di un Etna implacabile: impossibile, al momento, riprendere il traffico aereo. Secondo i dati riportati dal sito della Sac, che gestisce lo scalo, circa 400 voli sono stati cancellati in partenza e altri 52 sono saltati ieri. Oltre 250 voli sono stati invece riprogrammati su altri scali.

Il padrone dell’isola si è svegliato e il cielo siciliano è sempre più offuscato. «È in corso un’attività del magma più profondo e più carico di gas - spiega Marco Viccaro, presidente dell’associazione italiana di Vulcanologia - quindi con più efficacia nella frammentazione e nella produzione di cenere». Per questo la situazione del traffico aereo resta un’incognita e si decide di giorno in giorno. Lo stesso ministro alla Protezione Civile Nello Musumeci, a chi gli chiede risposte sulla riapertura dell’aereoporto, non può che rispondere: «Non c’è un’autorità che decide. Decide lui, il Padre Eterno». E in qualche modo scagiona l’imputato del momento: il vulcano, ragionando su un possibile trasloco dello scalo nel prossimo futuro. «L’aeroporto di Catania è unp scalo internazionale, ormai fra i primi cinque in Italia, un vero e proprio hub del sud ai piedi di un vulcano attivo, il più grande vulcano attivo d’Europa. E inesorabilmente qualche problema sorge. Lì, chi è fuori posto non è il vulcano, ma è l’aeroporto e ogni altro insediamento umano. È chiaro che bisogna conviverci, ma se la persistente crisi determina disagi, è chiaro che una soluzione bisogna trovarla, perché il traffico aereo è sempre più crescente, è un tasso che cresce con un ritmo superiore a quello della media europea. E la Sicilia, essendo un’isola, ricorre molto più degli altri territori alla mobilità aerea».

Quindi o si trova una soluzione perché la cenere non interferisca con i decolli e le rotte, o si deve seriamente prensare a un trasferimento dei voli. Magari tenendo conto del vicino aeroporto di Comiso, nel ragusano, un ex aeroporto militare. «Io non ho la soluzione, perché non ho neanche l’autorità per determinarla - puntualizza Musumeci - Ma ho voluto fare una riflessione, perché chi di competenza possa valutare un tavolo attorno al quale stare tutti seduti e alzarci fino a quando avremo determinato la piena funzionalità del sistema aeroportuale della Sicilia orientale che serve sette province su nove». La riflessione è nell’interesse di tutti: in base ai calcoli di Assoesercenti, il danno causato dall’interruzione del traffico aereo oscilla tra i 12,8 e 24 milioni di euro. «Dobbiamo essere preparati a gestirne preventivamente le conseguenze dell’eruzione» afferma il presidente di Assoesercenti, Salvo Politino. E un piano-Etna sembra ormai irrinunciabile.

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